Ad ogni azione

La delusione per come è andata la sto ancora smaltendo. Come una sbronza. E’ proprio delusione, è elaborare un qualcosa misto tra sfiga, rabbia, e senso di colpa. Mio. Siamo usciti 5 volte io e G. 3 prima della bomba, 2 dopo. Tra queste c’è una giornata passeggiando per Mi##no insieme. E mi è piaciuto un sacco, è stata un’uscita diversa dalla-serata-pub-con-cocktail. Faceva freddo, siamo finiti in un bar davanti ad una cioccolata di fronte al Castello Sfor###co. Che è diverso dal pub. Mi manca. O forse più che mancare è la delusione di prima, quel nervoso che mi porta a dover frenare una conoscenza. Col freno a mano.

Comunque.

Ieri al Bo##o con Dado. Io e lui, non capitava da tantissimo tempo. Mi è piaciuto un sacco, è stato un salto al 2007. Quando facevamo tappa praticamente tutte le domeniche. Ho rivisto A. quello fidanzato, siciliano, 30 anni, rasato. Mi ha fatto cenno mentre ballavo, ci siamo avvinghiati in bagno. Nei cessi di un locale. Poi in pista a ballare come se niente fosse. Poi ho rivisto Marco-il-ragazzino-21enne. Uno che fino a qualche anno fa passeggiava per la pista con un chupa-chupa e un cappellino da sole. A me è piaciuto subito, quando l’ho visto la prima volta che ci ho messo piede al Bo##o. Dado me lo boccia facile e incosciamente lo boccio anch’io. Ci siamo baciati, io a Marco. Forse in ricordo di una frequentazione mai nata, forse in ricordo dell’unica notte che ho dormito da lui. Agosto 2008.

Poi faccio un giro con Dado e bevo il secondo Gin Lemon. E ripenso un po’ a G. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. E’ il terzo principio della dinamica.

Così oggi ho sentito A.

Parcheggio lì vicino, lui si fa trovare all’ingresso del portone, qualche battuta per scaldare il clima. Quello di imbarazzo tra me e lui. Scendiamo le scale, nel suo appartamento ci sono i coinquilini. Mi sento quasi in colpa, sono io ad usare A. per riempire la mente, o per farla allontanare da chi so io. Quasi non mi ricordo qual è. Dice lui. Sì sì, lo dici a tutti i ragazzini che ti porti qui. Ironizzo. Idiota. Risponde. Ma non si chiude da dentro? domando. No, ma se arriva qualcuno sentiamo. Premo l’interruttore, una luce fioca, meglio di niente.

E chiuso in cantina cerco un orgasmo puramente fisico. Quasi come gli attacchi di fame negli ultimi 2 mesi. Viene lui, io subito dopo. Mi passa la cartaigienica e mi dà un bacio. Il secondo quasi mi irrita. Mi spiace…qui in cantina cerca quasi di scusarsi. Tranquillo, è stato perfetto, lo bacio sulla fronte. La cosa bella è che è fidanzato, non si aspetta nulla di più.

Salgo in macchina. Metto il cd di Tiziano. Traccia 07. Quella che abbiamo ascoltato accoccolati in macchina la nostra ultima uscita. Quella dopo il Castello Sforze##o. Alzo il volume, curvo a destra ed esco dalla rotonda.

Quella dopo la cioccolata calda.

E poi

E poi ci sono cose più grandi di me. Non riesco a fronteggiarle, e poi ci sono cose che non hanno nulla a che vedere con le strisce bianche di Simone sparse sul comodino. Quelle erano il male, erano cercate da lui, e ci ho messo troppo tempo io a capirlo. Queste non sono il male distruttivo. Non sono causate con intenzione. Ma a me fanno quasi paura uguale. E mi sembrava troppo bello per poter essere vero. Guarda che rischi di essere il mio regalo di Natale. Gli ho detto una volta ridendo al telefono. G.

Cammino piano lungo il corridoio, tengo una mano a contatto con la parete, più per sicurezza che per senso dell’orientamento. Più che altro perchè la direzione è una sola, non rischierei nemmeno di perdermi. Una volta tanto. Ogni sussurro mi fa sobbalzare, ma prendo il coraggio che mi è rimasto e faccio un altro passo. Arrivo quasi alla fine, respiro, e faccio capolino nella stanza; resto fermo col corpo, porto solamente avanti la testa. Guardo. E non capisco bene, forse sono io che faccio l’amore con lui, forse sono soltanto felice, o forse sono io che perdo sangue dagli occhi. Piango lacrime di sangue. Che cadono sulle mie guancie. Non so bene cosa vedo.

Sono già tornato indietro, ho corso con tutta la forza, ho sentito i muscoli delle gambe tesi e poi contratti e poi ancora tesi. Scappato via. Codardo. Coniglio. Forse fa più male questo che convivere con un rischio ponderato. Non lo so. Non me la sono sentita. Avrebbe significato un ritorno al segreto con papà. Non avrei retto ancora, è passato troppo poco dal mio coming out.

Il primo ad aver pregiudizi forse sono io. E più me lo ripeto e più mi viene da piangere, ormai lo conosco quel pianto muto, che trattengo coi silenzi.

Ma piango dentro. E adesso che stavo trovando serenità, e adesso che arrivano le feste, non ci voleva.

Niente regalo quest’anno.

A posto così

Forse è il mio sorriso a farlo scattare, ma non ricordo in modo nitido. Colpa del coca-e-rum comprati al market, miscelati e bevuti insieme prima di uscire. Oppure dei 3 gin lemon presi subito dopo in discoteca e bevuti in fretta a suon di musica. Uno me l’ha offerto anche l’autista del pulman. Che ho poi ringraziato all’uscita scambiando lingua e saliva di fronte al guardaroba del locale.

Comunque.

Siamo tornati dalla discoteca dopo le 4. Siamo sdraiati sul letto a pancia in su, ridiamo come cretini. E forse sorrido io. E lui scatta. J, 21 anni, più alto di me. Carino ma non il mio genere. Proprio no. Mi salta sopra e lo lascio fare, ci baciamo ma ricordo poco, ma a sufficienza per escludere con certezza penetrazioni. Di certo c’è che finiamo senza mutande, lo prendo in bocca, lui mi tocca. Siamo affamati, questo lo percepisco dai respiri. Di entrambi. Poi mi viene addosso, io sto per finire. Lui resta lì con uno sguardo che dice sono-bello-sexy-e-ti-faccio-venire. Quasi da sex symbol. Io scoppio a ridere, perchè quello sguardo fa meno sesso di un peluche, perchè ripenso al pomeriggio quando guardando la TV se ne è uscito chiedendomi Ma chi è Roberto Saviano?

A posto così dico.

Il giorno dopo mi viene in mente G. Ho voglia di rivederlo, le uniche due sere in cui siamo usciti sono stato bene. Ha fatto un po’ il bambino questi giorni, ma niente di irrecuperabile. Forse questo fine settimana organizziamo un’uscita da qualche parte, di giorno. Una mezza gita al lago. A vedere le luci di Natale. Credo a C##o. L’ultima volta ci sono stato un anno fa. Con Simone. Il che è tutto dire.

Ma poi ho anche voglia di serate come quelle appena passate, con l’alcol a fiumi, la musica pesante.

E gli sguardi di tutti quelli che mi vorrebbero portare a letto.

Novembre è finito

Novembre se n’è ufficialmente andato a puttane. Per fortuna. Ogni anno è sempre un gran bel mese di me##a.

Comunque.

Siamo usciti ieri sera, l’ho conosciuto su Gayromeo. E mi ero promesso di farla finita con le chat. Forse ci sono pure riuscito. Forse. Perchè anche se con Gianpietro è un mesetto che ci sentiamo, in realtà proviene sempre da quel sito. Che mi ha rotto le palle e che è i-n-u-t-i-l-e. Ma poi, se anche mi dovesse andar bene con qualcuno, come potrei mai dire L’ho conosciuto su gayromeo??. Troppo da sfigati.

Comunque.

Ci siamo trovati fuori al M##o, per bere una cosa e per conoscerci. Arrivo, gli mando un SMS. Dove sei. Faccio Invia e dall’altra parte del marciapiede una sfranta prende in mano il cell. Ti prego NO. Non è lui. Per fortuna.

Mi spunta dalle spalle. Carino. Molto. Primo impatto molto posivito, poi entriamo e ci sediamo all’ultimo tavolino libero. E iniziamo a parlare. Se il primo approccio è buono, il resto della serata è ancora meglio. Incredibile. L’ultimo l’ho rimbalzato dopo una serata. Perchè dalla seconda ha iniziato a chiamarmi Cucciolo. Anche no.

Finisce la serata. Non ci possiamo baciare mi ripeto in testa. Perchè Gianpietro sta guarendo da una mononucleosi. Ottimo. Mi sembra una motivazione convincente. Anche se. Dopo una prima uscita così un bacio ci sarebbe stato. E’ carino. Lo ascolterei per ore. Sa ascoltare. Mi fa ridere. Sì, ha passato il primo esame a pieni voti. Lui coi suoi 23 anni.

Oggi ci sentiamo con qualche mess. Ovviamente evito di scrivergli, ma appena sento Beep corro a vedere chi è. Non mi succedeva da mesi. E’ bello riassaporare ogni tanto questa sensazione. Giovedì parto. 4 giorni. Vacanza gay. Non vedo l’ora.

Torno a casa. Vado su Gayromeo. Elimina profilo. Sei certo di volerlo eliminare definitivamente? Sì. Clic. Su quel sito non esisto più. Non è per la serata con Gianpietro. Ma è per me stesso. Per cercare più realtà e meno internet.

Non scrivetemi messaggi, così non sobbalzo ad ogni Beep.

Non succedeva da mesi.

Fermo

A tratti immobile. Se non fosse che qualche piccolo esercizio di mobilità in fondo lo faccio, poca roba, lo alterno allo stretching. Non riesco a mettermi seriamente a dieta, mi trovo a disagio a mettere le camicie taglia XS dentro i pantaloni. Quindi corro ai ripari, da solo non sono capace. il 16 gennaio appuntamento con la dietologa. Voglio il ventre piatto. Adesso sì.

Poca voglia di studiare, la sessione estiva è andata proprio bene, 3 esami, il massimo che mi fossi prefissato. Poi tendo come mio solito a sedermi sugli allori, quindi l’esame di dicembre quasi sicuramente lo farò insieme all’altro di gennaio. Amen. Lo stipendio a fine mese me lo danno lo stesso.

L’ho conosciuto al B##go. La sera di Halloween. 38 anni. Ma ne dimostra molti meno. P. sembra simpatico. Ci provo io. Ci sta. Questo dopo aver conosciuto D. Ma lui di anni ne ha 21, bacia anche bene, ma abbiamo una visione troppo diversa di Lady Gaga. A me piace, tanto. D. vive per Gaga. Il che è troppo, e non lo fa allontanare dallo stereotipo del ragazzino-carino-21enne-gay. Sarà sociologia, ma inizio a diffidare degli stereotipi. Sarà la volta buona che metterò da parte ogni pensiero buono e potenzialmente duraturo sui Tori. Forse.

Comunque. Chiedo il numero a P. Me lo dà. Gli scrivo io, risponde. Iniziamo a sentirci con poca frequenza, quel poca-frequenza che mi stare incollato al display del cellulare, forse P. sa come bisogna fare con me. Forse. Perchè poi Domenica usciamo, la serata è complessivamente carina. Finiamo in macchina. Niente di che, parcheggiati praticamente in una via del centro di Mi###o. Ci baciamo. Qualche mano tocca. Ma poca roba, non è nè il posto nè il contesto migliore. Torniamo a casa. A me P. sembra partito per la tangente. Messaggini. Qualche nomignolo che puo’ evitare. Cucciolo. Anche no grazie. Dopo una sola uscita no. Non ho più 21 anni. Mi fanno ridere queste cose, non sorridere. Proprio ridere. Inizio a farmi sentire meno, mi scrive. Alla fine gli mando un messaggio ieri per dire grazie ma non sono interessato. Come si dice a quelli che telefonano a casa per proporti di cambiare operatore telefonico. Mi risponde non proprio carinamente. Amen. Problema suo.

Ho prenotato una mini-vacanza gay. A dicembre sulla neve. Non sto più scrivendo un romanzo che avevo abbozzato.

Sarà novembre, anzi, sicuramente novembre. Ma sono complessivamente fermo.

Coming Out

Ho spento la TV verso la fine del Telegiornale. Mentana stava per salutare i telespettatori che l’hanno seguito fino alle 20.30. L’ho spento quando papà ha detto Antonio, vuoi un dolce? Ho premuto il tasto del telecomando, ho spostato il tavolo della cucina, mi sono alzato in piedi. Per poi risedermi ancora, ma su un’altra sedia, le gambe faticavano a sorreggermi. Vi devo parlare. Ho detto. Mamma ieri mi ha chiesto di dirlo a tutti e due insieme, di far finta che lei non sapesse già. Glielo dovevo, per aver tenuto sulle spalle un peso così tutti questi anni. Ho deglutito. Guardavo quasi solo papà. Vi devo parlare. Silenzio. Sono gay. Mamma piange. Papà mi guarda, socchiude un po’ gli occhi, prende qualche secondo di tempo. 3 al massimo. Eh Madonna mi hai fatto spaventare, pensavo mi dovessi dire chissàcosa, l’avevo capito da tempo, mica è una cosa brutta; ma perchè non me l’hai detto prima?? Chissà che peso che ti sei tenuto dentro questi anni.

Inizio a piangere anche io, lui mi sorride come sa fare solo un padre. Mi alzo, lo abbraccio. Ti voglio bene Gioia mia. Dice lui. Piango ancora più forte, una fontana. Il fiume si è rotto, ha superato gli argini. Quello scioccato ero io. 78 anni. Siciliano. Cresciuto sotto la dittatura fascista.

Adesso non è più come 20-30 anni fa, adesso è una cosa superata, stai solo attento fuori dai locali gay che ci puo’ essere qualche coglione estremista, guardati sempre.

Avevo paura della tua reazione, dico io.

Guarda che sono uno aggiornato io! Anche se ogni tanto pensi che ormai sono un vecchio cretino.

Tremo ancora adesso che è passata un’ora, rimpiango di non averlo fatto prima, poi questa frase me la ripeto anche quando ho iniziato la mia vita a 21 anni con l’accoglienza in Arcigay e non l’ho fatto prima verso i 17. Poi. Poi penso a chi lo tiene nascosto ai genitori per una vita, poi penso che papà mi ha insegnato tanto questa sera, mi ha dato una lezione che porterò sempre con me.

L’ho detto a papà.

E’ il giorno più bello della mia vita.

Mercoledì. O giovedì.

 

Esco. Sono giorni che non muoio dalla voglia di conoscere qualcuno, se capita non mi tiro indietro, ma di fare i saldi dopo le 02.00 in qualche locale gay per tornare a casa con la finta soddisfazione di essermi slinguato qualcuno, anche no. Forse è l’unico proposito che mi ero dato a fine 2010, e che sto rispettando. Meno quantità e più qualità. Magari se scarseggia la qualità restare sempre sulla meno quantità. Comunque. Ogni tanto vorrei un quasi amico fisso con cui trombare. Sì, quello sì, per sfogare il fisico con un velo di tenerezza. Per non dimenticarmi come si fa. E scopare ore. Non parlo di amore, non oso nemmeno.

Mercoledì o giovedì. Credo dopo il lavoro, questa settimana ho parlato chiaro: niente straordinari. Devo tornare a casa e fare in modo di trovarmi solo con lui, prenderlo in disparte. Papà devo parlarti. Questo ho pensato come inizio, che suona banale e scontato. Ma dirlo senza tremare lo sarà meno.

Forse non capirà, 78 anni. Siciliano. Ma ho deciso che devo farlo per la mia stabilità mentale, non quella immediata. Quella futura. E’ anziano. Potrebbe morire tra qualche anno, e se non glielo dirò, passerò tutta la vita a domandarmi E se glielo avessi detto? Sarei condannato per l’eternità. Ho bisogno di una sua qualunque reazione. Ce la posso fare. Ho ancora qualche giorno di tempo. Per prendere fiato.

Ora vado a ballare Lady Gaga al Bo##o. Almeno non ci penso.

10 settembre 2006 – 10 settembre 2011

5 anni fa. Cuffie nelle orecchie e musica altissima, quasi a proteggermi. Ricordo ancora la scaletta esatta della playlist tanto mi è rimasta in testa, niente di troppo pop. Pink e Julieta Venegas. Scendo dal treno, mi avvio verso il tram 9. Le indicazioni per raggiungere il posto le avevo lette su internet nei laboratori informatici dell’università. Cinque fermate, piazza 5 giornate. Sede dell’arcigay. Trovo la via. Mi siedo sul marciapiede perchè non riesco ad entrare, rischio di morire. Di infarto e di vergogna. O di paura. O tutte e tre.

Ieri ho sentito Sergio, quello di 40 anni che mi ha dato una boccata di ossigeno qualche settimana fa al mare, sul lettino a guardare le stelle, ci dovremmo rivedere. Forse dopo l’esame che mi sta tenendo in casa giorno e notte come un coglione. Credo.

L’ultima volta che sono stat0 a ballare al Bo##o ho rivisto Pasquale-il-ragazzino-21-enne, più o meno un mese fa, prima delle Canarie. Quel grandissimo stronzo dalla faccia ingenua che mi ha detto a casa sua allora vattene, le scarpe sono lì in fondo. Comunque. Abbiamo scambiato due parole, la voglia di prenderlo a pugni sui denti c’era, forse ora meno, ovviamente le due parole ce le ho scambiate perchè LUI ha iniziato. Peccato sia andata così, a me piaceva sul serio.

Elena vuole presentarmi un medico, ha cambiato lavoro da poco, è un suo collega. Adesso anche le amiche si organizzano per trovarmi marito. Mi ha dato il suo numero, ci siamo scritti qualche messaggio e dopo l’esame dovremmo uscire. Uscire con uno sconosciuto, tanto per cambiare. Ma dopo il mio esame, perchè io devo studiare, lui deve far partorire due gatte.

Non sto andando a ballare da un sacco, non mi connetto manco su gayromeo, è inutile scriversi con qualcuno ma poi dire guarda va bene ma fino al 19 non posso uscire, sto studiando per un esame. Inizio a essere insopportabile i 10 giorni prima dell’esame. Acido e stronzo.

Eleonora torna dopo un anno passato negli States. E’ già passato un anno da quando è partita Eleonora, era partito anche Dado, stava finendo con Simone. E io non sono finito morente sul divano con una boccetta vuota di farmaci in mano. Per fortuna. Ingurgitati.

Mi alzo dal marciapiede, respiro a pieni polmoni, provo a tranquillizzarmi, ho fatto tutta quella strada e non voglio tornarmene a casa a mani vuote. Oltre la vetrata un signore gentile sulla 50ina si sbraccia dall’interno facendomi segno di entrare. Sembra gentile. Apro la porta e saluto tutti a voce alta con un Ciao poco convinto. Sono qui per l’accoglienza, c’era scritto su internet dico tremante.

Fragile. Ma come un neonato ancora sporco di sangue che strilla nelle braccia dell’ostetrica. Ho iniziato a vivere.

Qualcosa da riconoscere

Mani che frugano. Ci guardiamo che è tardi, io appoggiato al muro che aspetto Dado, è al cesso, sta pisciando e lo aspetto per tornare a casa. Sono almeno le 4. Tardi in un locale straniero. Si avvicina coi suoi 39 anni circa, e un sorriso da bravo ragazzo, o bravo signore. Fa lo stesso. Sto al gioco, mi prende per mano e lo seguo. Pareti strette, corridoio. Ci chiudiamo in una dark a caso, ho bevuto troppo per ricordarmi quale dark fosse. Mi allontano dall’uscita del cesso.

Il tuo nome lampeggia sul mio cell, rispondo. Ciao sono qui fuori vicino alla gelateria il K##i, ti dice qualcosa? purtroppo il numero della tua via non me lo trova. Sorrido. Tranquillo, ho capito dove sei, scendo. Saluto papà e gli dico che esco con te, ho preso coraggio, glielo sto dicendo giorno per giorno. O forse sei tu che mi dai carica. E mi lancio. Sei fermo con le 4 frecce davanti alla gelateria, riconosco la macchina bianca. Ti vedo e sto bene, dai sali mi dici. Salgo, inizio a rompere il cazzo perchè fa troppo freddo, troppa aria condizionata. Sorridi, mi lasci rompere il cazzo, il senso è questo. Andiamo a Milano Marittima a fare un giro, decido io. A te piace l’idea. Parcheggi lì vicino, almeno ci sembra, in realtà camminiamo un sacco. Ridiamo. Scherziamo davanti alle vetrine dei negozi, davanti a un gruppetto di 15enni troppo esaltati che ci fa sentire improvvisamente vecchi. A te di più, guarda che ti manca poco, a 40 anni c’è la morte del gay, non ti caga più nessuno sui siti e nei locali. Mi tiri un coppino e ti prendo in giro ancora. Beviamo due Sexohthebeach, seduti sugli sgabelli bianchi di un pub carino che dà sulla via principale, dove passeggia un sacco di gente. Poi camminiamo ancora. Dai, andiamo a vedere il mare. Dici tu. E mi prendi per mano.

Buio fitto. L’alcol scorre a fiumi, merito dei cocktails fatti in camera con Dado prima di uscire, quasi alcol puro, merito dei 2 Cuba che ho consumato nei locali in poco più di 7 minuti l’uno dall’altro. Non mi reggo in piedi. Ci baciamo. Mi slaccia la cintura, mi spoglia, anche volendo non avrei la forza per scappare. Rido, picchio per sbaglio la testa contro la parete, anch’io spoglio lui. What’s your name? riesco a chiedergli all’orecchio. Non capisce, glielo ripeto. Gianpierre. O qualcosa del genere. Francese, credo. Mi abbasso. Gli prendo il ca##o in bocca per un po’, mi gira, si abbassa lui, mi lecca il c##o. Bello. Era da un po’ che non me lo facevano, ma ricordo poco. Finisce che ce lo meniamo in piedi al buio, ognuno per conto suo, ci tocchiamo soltanto. Ma ognuno si mena il suo. Per una questione di contatto fisico, io lo faccio per sentirmi meno solo al buio. Il tatto. Viene prima lui, lo capisco dai gemiti. A me manca poco. Mi prende la testa tra le mani, continuo  masturbarmi, ansima, ma capisco che fa finta adesso, lo fa per far venire in fretta anche me. Antoine mi sussurra due volte all’orecchio. A me sentire il mio nome storpiato non fa sesso. Rido. Poi mi concentro e vengo. C’è poco da ridere. Mi rivesto in fretta, esco barcollando con la cintura ancora slacciata. Un sms di Dado. Mi chiede dove sono. Non lo so nemmeno io.

Ma di cosa hai paura che ti guardi in giro? mi domandi. Non ho paura, ma pensa che figura di merda se ci vedono! Ma chettenefrega, concludi. Porti il tuo palmo caldo sulla mia guancia, starei così tutta la notte. Sdraiato sul lettino con te in spiaggia di notte, a guardare le stelle. Che bel cielo. Profumo di mare. Provo a contarle ma non te lo dico, fa troppo film di Moccia. Accoccolati. Sto bene. Tanto. E mi domando perchè ti ho fatto scappare un paio di mesi fa. Perchè quando arrivo a star bene mando tutto a puttane. Per paura di essere finalmente felice. Il mio dannare è uno stato di maggiore interesse. Essere sempre sull’orlo di perdermi regala scariche di adrenalina che se non mi uccidono mi condurranno alla pazzia. Tra qualche anno. Probabilmente. Devo scappare da tutto questo, fuggire dalla parte negativa di me stesso, che non si deve sdoppiare, non si deve impossessare della mia ragione. Devo farlo da solo, poi tornerò a prenderti. Spero di farlo presto. E tra il vento caldo che ci accarezza ci diamo un bacio dolce. E restiamo a lungo così. Sul lettino incustodito di una spiaggia privata, di notte, con la mia paura di essere scoperti.

E di dover correre via. Fino a quando si perde il fiato.

Ripetizioni. E Car Wash

All’ultimo allenamento con la mia squadra (ebbene, ho ripreso a giocare), sono stato (felicemente) vittima del car wash. Certe cose si possono spiegare solo a chi ha un vissuto sportivo alle spalle. Certe cose condivise coi compagni di squadra sarebbero un interessante studio socologico sulle dinamiche di gruppo. Comunque. Due dei compagni più belli della nuova squadra (e la nuova squadra devo dire che su 12 me ne farei almeno-10-prima-delle-02.00), durante la doccia (docce ovviamente tutte in comune) mi hanno simpaticamente trascinato di peso in un angolo (il mio tentativo di opposizione era palesemente pari a quello che ostento davanti a Magnum-double-caramel nei periodi di dieta giustificandomi con un “no ma adesso non mi va“), si sono insaponati rapidamente, mi hanno bloccato (dire che eravamo tutti nudi mi sembra superfluo) e si sono strusciati più volte sul mio corpo roteando come i rulli del car wash quando lavano le macchine.

Adesso:

1) il mio “no non voglio lasciatemi” è stato in realtà uno squittio acuto da passiva ninfomane

2) loro roteavano ma considerando che nel mio sport a parte me sono tutti alti, il risultato è stato quello di essere preso a colpi di membro tra torace e collo

3) ci sono rimasti male perchè quando si sono fermati mi hanno fissato tra le gambe e mi hanno detto: ma non ti abbiamo eccitato un po’? Sono rimasti delusi

4) non mi sono eccitato (al momento) perchè durante il car wash ho appositamente pensato a tutti i drammi, le alluvioni, le guerre, la fame di questo mondo.

Ho iniziato a fare ripetizioni. Ormai da qualche settimana. Lui è un ragazzino (e quando dico ragazzino intendo uno che i 18 li ha compiuti da due mesi) che non ha voglia di studiare manco per sbaglio, che è già più alto di me (ok, non ci vuole moltissimo), capelli neri, occhi neri, che quando faccio lezione a casa sua visto che fa caldo resta senza maglietta, fisico asciutto, tonico, viso fancazzista da prendere a schiaffi. Un cucciolo di Tamarro. Per riassumere, mentre gli spiego il moto parabolico delle particelle in realtà a parabola ci piegherei la sua testa per piegarlo a 360° come un compasso e combinargliele di ogni. 18 anni. A me che piacciono vecchi. E mi pagano anche.