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Senza Sapore

Nessun sapore nuovo. Nessuna cosa che smuova di un millimetro il mio stupore. Sto scrivendo pochissimo.

Fermo.

Non ho avuto neanche voglia di aggiornare il blog, tanto era sempre il solito. Ho comprato l’iphone e scaricato l’applicazione Grindr. Per conoscere altri gay. E allora il telefono si intasa di numeri di gente che magari non vedrai mai, e allora arrivano richieste di coppie che cercano il terzo, proposte sessuali. E arriva Roberto, un ragazzino tamarrissimo (con tanto di rosario al collo non perchè credente ma perchè fa moda), pieno di muscoli che al primo appuntamento ci tiene a precisare No ma perchè io ho solo difficoltà a coniugare bene il verbo essere.

Solo?!??!?!?!

Due settimane in tutto. Compreso il tempo passato a chattare prima di uscirci. Poi arriva Filippo. Anche interessante ma è sparito. Dopo il primo incontro. Amen.

Poi arriva Marco. Ci esco tra mezz’ora. L’iphone per ora non ha dato grandi frutti. Poi c’è tutto il resto. Le uscite con Dado. La scopata da Manxman. Company, Borgo, Flexo. Ci sono stato sabato. Mi sono chiuso in Dark con uno veramente simpatico. Abbiamo chiacchierato un sacco prima di andare in dark. Ma adesso farei fatica a riconoscerlo per strada.

Poi c’è sempre il solito, ci sono sempre e solo le solite cose che si ripetono. L’unica cosa bella in questo periodo sono i compagni di squadra. L’ho sempre detto che gli etero danno più soddisfazione. Poi non ho voglia di fare niente, neanche di sistemare i vestiti stirati nell’armadio. Aspetto di iniziare a studiare per i prossimi esami, avere degli obiettivi mi permette di non affogare nello scazzo più totale.

Forse.

Novembre è finito

Novembre se n’è ufficialmente andato a puttane. Per fortuna. Ogni anno è sempre un gran bel mese di me##a.

Comunque.

Siamo usciti ieri sera, l’ho conosciuto su Gayromeo. E mi ero promesso di farla finita con le chat. Forse ci sono pure riuscito. Forse. Perchè anche se con Gianpietro è un mesetto che ci sentiamo, in realtà proviene sempre da quel sito. Che mi ha rotto le palle e che è i-n-u-t-i-l-e. Ma poi, se anche mi dovesse andar bene con qualcuno, come potrei mai dire L’ho conosciuto su gayromeo??. Troppo da sfigati.

Comunque.

Ci siamo trovati fuori al M##o, per bere una cosa e per conoscerci. Arrivo, gli mando un SMS. Dove sei. Faccio Invia e dall’altra parte del marciapiede una sfranta prende in mano il cell. Ti prego NO. Non è lui. Per fortuna.

Mi spunta dalle spalle. Carino. Molto. Primo impatto molto posivito, poi entriamo e ci sediamo all’ultimo tavolino libero. E iniziamo a parlare. Se il primo approccio è buono, il resto della serata è ancora meglio. Incredibile. L’ultimo l’ho rimbalzato dopo una serata. Perchè dalla seconda ha iniziato a chiamarmi Cucciolo. Anche no.

Finisce la serata. Non ci possiamo baciare mi ripeto in testa. Perchè Gianpietro sta guarendo da una mononucleosi. Ottimo. Mi sembra una motivazione convincente. Anche se. Dopo una prima uscita così un bacio ci sarebbe stato. E’ carino. Lo ascolterei per ore. Sa ascoltare. Mi fa ridere. Sì, ha passato il primo esame a pieni voti. Lui coi suoi 23 anni.

Oggi ci sentiamo con qualche mess. Ovviamente evito di scrivergli, ma appena sento Beep corro a vedere chi è. Non mi succedeva da mesi. E’ bello riassaporare ogni tanto questa sensazione. Giovedì parto. 4 giorni. Vacanza gay. Non vedo l’ora.

Torno a casa. Vado su Gayromeo. Elimina profilo. Sei certo di volerlo eliminare definitivamente? Sì. Clic. Su quel sito non esisto più. Non è per la serata con Gianpietro. Ma è per me stesso. Per cercare più realtà e meno internet.

Non scrivetemi messaggi, così non sobbalzo ad ogni Beep.

Non succedeva da mesi.

Bye

Era da un po’ che non andavo al Fl##o. Cruising bar. Labirinto dark. Si puo’ chiamare in tanti modi, io lo chiamo anche il posto dove c’è brutta gente che vuole solo scopare. Ma se mi ci ritrovo io forse non c’è solo brutta gente, o forse anche io ogni tanto voglio solo fottere.

Comunque. Mi ha stupito per la poca luce, ce n’era già poca, o forse ricordo male io. Ma a me sembra ce ne sia ancora meno. Hanno cambiato qualche cosa dentro nel percorso, io che a malapena avevo capito il giro dell’altro, mi sono ritrovato di nuovo spaesato con Dado che mi ha raccomandato fai così, resta nel percorso centrale che c’è più luce. Anche perchè gli altri percorsi al buio mi inquietavano un po’.

Sembriamo tanti zombie in cerca di non si sa cosa, per un tratto mi sale l’ansia, colpa del cuba libre che mi stende per terra e che non potrei manco bere visto che ho il fegato mezzo sputtanato. Colpa forse delle proteine che prendevo in palestra, adesso mi tocca (ri)fare gli esami del sangue. Ma ho gravi cazzi a casa, e la mia forma di autolesionismo è anche un modo per non pensare agli ultimi giorni dei pianti di mia madre e delle telefonate tra parenti. Ognuno reagisce al dolore a modo suo.

Ad un certo punto mi appoggio ad una parete, mi sono rotto il cazzo di camminare, si avvicina uno carino, che avevo anche visto poco prima in un altro locale. Anche lui ha fatto tappa al Fl##o. Mi dice il nome, non me lo ricordo. E’ straniero. Per un secondo vorrei piangere, ma scoppio in una risata che soffoco nel silenzio. Il silenzio. Si cammina senza parlare molto nel labirinto. Comunque. Fa il pilota di aerei. E’ belga, parliamo in inglese. Ci baciamo. Mi piace perchè è un bacio dolce, trattenuto, lento. Quasi tenero. Lo prendo per mano, camminiamo alla ricerca del posto giusto. Ci chiudiamo in una dark. Blocco la porta. La luce è poca, il materassino è nero. Come quelli che ci sono nelle palestra. Lui si sdraia, cado su di lui. Abbracciati. Sbiascico qualche parola in inglese mentre continuiamo a baciarci e a toglierci i vestiti. Io però di solito volo con Ryanair gli dico dopo aver saputo per quale compagnia lavora. Ridiamo. Mi prende il ca##o in bocca, succhia da dio. Poi ci diamo il cambio. Mi piace parlare quando scopo, è ancora più stano farlo in inglese. Finiamo a 69. Intanto mi suona il cellulare. Sono le 03.14. E’ Dado ma lascio cantare Ambra e non rispondo. Provo ad alzarmi e a prendere il telefono ma Pilota-d’aerei resta attaccato al mio pisello come un pesce pulitore sul vetro dell’acquario, non sarei riuscito a staccarlo neanche a pugni in testa. Non riesco a prendere il telefono in mano. La suoneria si stoppa. Prima viene lui, continua a succhiarmelo. I’m coming gli dico, sposta la bocca e vengo.

Ci puliamo, ci rivestiamo. Dai presto che domani devo lavorare dice lui in inglese. Io sgrano gli occhi e gli rispondo Sono le 4, Devi guidare un aereo e non sei ancora a letto? No, domani lavoro ma sono in ufficio. Usciamo. Barcollo alla ricerca di un’uscita, barcollo perchè ho sonno. Bye gli dico. Bye risponde.

Becco Dado che si era infrattato anche lui in un’altra cabina. Magari una vicina alla mia. Torno a casa. Però i cazzi miei in famiglia ci sono ancora.

Bye.

E TU cosa ci fai qui???

Sabato sera sono uscito con Lorenzo-Parigi-anima-latina. Il punto è che:

gli ho detto scegli tu il posto stavolta, e mi sono ritrovato in un pub eterissimo con dei ragazzi orrendi che sputavano per terra sui marciapiedi all’uscita, Juventus-Catania proiettata sul maxi-schermo a volume altissimo, birra a fiumi (e io non bevo birra). Adesso, passi anche il posto, chiudiamo un occhio, ognuno ha i suoi gusti, magari sono io che mi ghettizzo solo nei locali gay. Però proseguiamo: ci siamo trovati alle 22 e alle 23.30 eravamo già fuori, in questa ora e mezza mi ha parlato (anche) del libro che sta leggendo: la biografia di Giovanna II, una delle ultime regine del Regno di Napoli. Qui si passa da Simone a lui, una via di mezzo proprio no?

Passeggiamo 20 minuti e mi ritrovo alla mia macchina. Il (suo) linguaggio non verbale mi fa capire che la serata è finita. Mi dà 2 baci sulle guance come quando si salutano i parenti durante le feste natalizie. Non è andata bene, ho pensato. La prossima volta ti va di andare a mangiare fuori insieme? Una pizza, o al ristorante. Scelgo io il posto. Conclude lui. Io annuisco scioccato, ero fin troppo sconvolto per l’orario con cui stavo tornando a casa (i miei erano ancora svegli alle 00.10 quando ho aperto la porta di ingresso che mi hanno chiesto Tutto bene?) e anche per i due bacini sulle guance. Ma poi dico, siamo alla terza uscita, abiti da solo: invitarmi a casa ti fa schifo?

Guido per tornare a casa, mi scrive un SMS. Mi ringrazia per la serata. E va beh.

Ieri sono stato al Bo##o, era la serata di Pasqua, oggi essendo pasquetta era P-I-E-N-O di gente. Anche troppa. Sono andato con Dado e una coppia di amici etero. E poi. Passeggio, mi volto e vedo Davide. Davide è un torello che si allena nella mia stessa palestra, con cui di solito ci salutiamo, con cui scherzando ci insultiamo, con cui è capitato di alternarmi per usare la stessa macchina-pesi (con carichi diversi ovviamente). A me piace, ma non mi ero fatto nessun film in testa (oddio, qualcuno in doccia sì) perchè ero convinto fosse etero. Lo vedo in pista, mi vede. Quasi cado per terra. Ridiamo, mi avvicino, ci salutiamo con stretta di mano e due bacini sulla guancia.

Che ci fai TU qui? esordisco ridendo

Mah, nulla, un giro

Sì certo, sei qui per la musica.

Esatto. E ride.

Chiacchieriamo del più e del meno.

Non l’avrei mai detto di te! concludo io

Neanche io, dice lui. (e silenziosamente ringrazio per la bugia)

Con chi sei qui? dice lui

Coi miei amici. Tu?

Col mio ragazzo. C-O-L-M-I-O-R-A-G-A-Z-Z-O. Mi giro, un tizio bellissimo. A me partono due fontane agli occhi tipo irrigazione automatica dei giardini e pesto i piedi come un bambino urlando NO CAZZOOOOOOO.

Ci salutiamo con un Buona serata, ci vediamo in palestra.

Che sfiga. Se prima andavo volentieri in palestra, da oggi ci andrò col sorriso da ragazzina che segue le lezioni innamorata in modo platonico del suo professore.

Passaggio ad uno Sconosciuto

Lorenzo. L’ho conosciuto su Gayromeo (lo so lo so, ripetiamo tutti in coro: “la devo smettere”). 36 anni. Carino. Niente di speciale esteticamente. Però. Ci siamo visti giovedì in un pub di lesbiche, alla fine gli appuntamenti al buio sono rischiosissimi, l’ho sempre pensato. Però. L’uscita nel complesso va bene, parliamo un sacco e soprattutto: è molto colto. Uno di quelli che colleziona ritratti dell”800 e li fa restaurare, uno di quelli che quando parla di Parigi dice che gli piace perchè ha un’anima allo stesso tempo latina ma mantiene un’architettura con influenze ortodosse. Siamo su questi livelli. Altissimi. E a me affascina uno molto colto. Ci baciamo, la cosa strana è che sembra timido, hai 36 anni, dovresti guidare tu il gioco. Ha avuto più storie, più esperienze fisiche-e-non -solo di me. Me l’ha detto lui. Comunque. Ci sentiamo poco, siamo usciti anche domenica pomeriggio, è venuto lui da me e siamo andati a prendere un the freddo al parco vicino casa mia. Non ci siamo neanche baciati perchè quando mi ha riaccompagnato a casa c’erano sguardi indiscreti. E mi ha detto Non ti preoccupare, a me oggi interessava vederti alla luce del Sole. Ah però Lorenzo-parigi-anima-latina, proprio una bella frase. Però non lo so, e non lo voglio sapere, mi lascio sempre dondolare dalle onde, come ho scritto qualche post fa: non me ne frega di niente e di nessuno.

Poi ieri sera sono stato al Bo##o, mi sono trovato lì con Francesco-BIS (blogger, ingegnere sardo), mi sono divertito a ballare con lui sul cubo e con un suo amico (sempre sardo, non so come ma tutti i sardi-gay-di-Milano li conosce lui; e sono pure quasi tutti alti! Io che credevo che i sardi fossero tutti più nani di me coi maglioni fatti di lana di pecora). Comunque. Ballo sul cubo e di fronte a me vedo uno. Ci sorridiamo. Io prendo fiducia perchè mentre ballo intravedo la mia immagine allo specchio, mi piaccio non nel senso di tirarmela, mi vedo più sereno di qualche settimana fa, l’autostima è in salita, mi guardo e io uno come me me lo farei. Va beh. Scendo dal cubo, mi dirigo verso sconosciuto-maglietta-bianca. Rafael. 29 anni. Brasiliano. Mi fa ridere perchè parla con lo stesso accento di Belen Rodriguez. E’ in Italia da 3 anni. Ci baciamo. Bacia molto bene. Sì, quando ci vuole, ci vuole. E’ uno capace. Che bel sorriso che hai. Mi dice. Passiamo il resto della serata insieme, mi accompagna a prendere da bere, lo accompagno a pisciare. Poi sempre in quel misto italiano-brasiliano mi dice che ha litigato col suo amico con cui è venuto e che sarebbe tornato in taxi. E io però ero in macchina da solo durante il viaggio, mi ero trovato lì con Francesco-BIS, Dado non c’era. Però. E’ comunque uno sconosciuto e lo ammetto (questo si chiama proprio pregiudizio sociale), il fatto che fosse brasiliano mi ha fatto pensare: e se fosse un delinquente? e se fosse una marchetta (questa giocava per il fatto che era proprio carino), e se mi dovesse rapinare? Poi ho pensato che in fondo in passato sono anche andato a casa di sconosciuti, mi sono chiuso in dark con estranei, mi sono ritrovato in soffitte e cantine con personaggi ignoti: e che cazzo dovevo lasciarlo lì?

Quindi, gli ho offerto un passaggio, ha accettato. L’ho perquisito prima di salire in macchina (lui rideva di gusto quando gli ho detto che senza perquisizione non l’avrei accompagnato). L’ho riportato a casa e durante il tragitto abbiamo riso di brutto per la situazione, per le mie paranoie (che comunque ci stavano) e per il suo accento che non si capisce quasi un ca##o di quello che dice. Accosto nella sua via, ci baciamo ancora tanto. Bacia bene. Mi chiede il numero, glielo lascio. Ci siamo scritti un mess. Ma credo basta.

Poi nulla. Poi la settimana riprende, poi sono contento che arrivi l’estate. Il bel tempo mi fa uscire più volentieri, mi fa vivere gli incontri ancora più spensierato.

L’Era del Dopo-Simone è finalmente giunta.

Sai quando da bambino in acqua ti mettevi “a morto”? Ecco..

Mi sono preso qualche settimana di pausa. Dal blog. Dalla scrittura. Devo prima capire in che direzione sto andando, forse mi sono anche rotto di provare a capire, mi sono messo a fare quel gioco che fanno i bambini in acqua, mi sono messo "a morto" per farmi trasportare dalle correnti. Faccia in su. E mi lascio trascinare dal mare, che per adesso non sembra in tempesta. Mi accompagna. Mi trasporta. Io resto a galla per la spinta archimedea. Al resto non penso.

Ho conosciuto Max. Questo è parte del suo nick su Gayromeo. Ormai non dico più che devo smetterla. So che dovrò farlo. Sono andato a casa sua. Mi è andata bene. Non è pericoloso, ho avuto soltanto paura io ad andare a casa di uno sconosciuto. Nella tana del lupo. E' molto colto. Abbiamo parlato un sacco, abbiamo anche fatto l'amore. Questo la seconda volta. Due sconosciuti fanno sesso, non l'amore. Forse ho fatto sesso, ma è stato un sesso-dolce. Di quello con le coccole prima e dopo, di quello che dopo l'orgasmo mi addormento accoccolato al suo petto. E abbiamo dormito così. Stanchi. Stretti. Caldi. Mi ha anche regalato un libro dalla sua libreria. Ci siamo baciati un sacco. Ma non so se lo rivedrò. Non credo. Se nasce sesso muore sesso. E voglio che muoia in fretta.

Ieri sono stato a ballare. E' sempre bellissimo. L'ho incrociato per caso, è stato lui ad abbracciarmi, è stato lui a stringermi forte. Io inerme, non ho reazione fisica ai suoi abbracci, non riesco a scappare. Simone mi ha chiesto perchè non mi faccio mai sentire io. Cosa dovevo rispondere? Non si puo' rispondere a questo. Siamo rimasti a parlare dieci minuti, poi si è messo un po' a piangere. Sbalzi d'uomore. Li ricordo bene. Sono andato via.

Poi ho baciato Riccardo. Poi mi sono messo a guardare un orso mentre ballavo sul cubo. Io che guardo un orso: una barzelletta. Però era carino, meritava.

Poi ho conosciuto uno. Marco. 38 anni. Non è palestrato, è proprio TORO. Nel puro senso del termine. E' toro-toro. Però, puoi anche avere un petto da farci una pista per le biglie, ma non puoi andare in giro per la discoteca con la camicia completamente sbottonata per mettere in mostra la carne. A 38 anni no. Dado mi sgriderà per questo, lo so già. La devo smettere con certi stereotipi. Comunque. Marco-toro-toro mi carica letteralmente su una spalla per farmi scendere dal cubo. E finiamo sui divanetti a baciarci. A parlare. Mi fa ridere, sembra simpatico.

Domani sera vado da lui. Dopodomani parte per Miami per uno/due mesi. Per lavoro. Meglio così, l'ho detto prima.

Io, il mare e la corrente. Mi lascio solo cullare. Trasportare. E basta. Basta pensieri.

Leccami Le P###e

Sono arrivato a casa di Pasquale-ti-guarderei-tuttala-notte verso le 20.21. Apre la porta di casa, un monolocale piccolo. Carino. Sta finendo di cucinare e non vuole mostrarmi cosa mi ha preparato, sorpresa. La complicità è tanta, mi fa ridere, lo prendo in giro. Perchè è un ragazzino che gioca a fare l’uomo. Però un pochino ci riesce. Ci baciamo. Siediti e chiudi gli occhi. Dice. Sembriamo due cretini. Posso aprirli? Apri. Pasta al forno fatta da lui, la assaggio, incredibilmente buona. Mi guarda con la faccia da schiaffi di chi si aspetta i complimenti. Dai, sei bravino. Dico. Forse volevi dire Bravissimo. Scherziamo. Ridiamo. Mi piace. Sì, mi trovo bene. Poi ha preparato anche un’altra portata, ma prima ci baciamo mezzi avvinghiati sul divano. Una cosa che non so descrivere, ottima anche quella.

Però. Vuoi anche il gelato? mi chiede. Magari dopo. Perchè intanto torniamo sul divano. Voglio far l’amore con te, mi dice. Io anche, ma non stasera. Rispondo. Ci rimane male, siamo due adulti che si piacciono, consenzienti, perchè no? Perchè alcune cose non meritano risposta, perchè non voglio bruciare le tappe, perchè completo non mi va. A costo di passare per verginello. Ci spogliamo, guida lui con troppa sicurezza, non mi piace. Se fa troppo l’uomo. Quasi nudi, glielo bacio. Dai, leccami le p###e. E non si ferma solo a questa frase.

Non ci siamo proprio, rovina quasi tutto, perchè manca quel pudore imprescindibile quando ci si spoglia con qualcuno per la prima volta.

Lo vuole fare un po’ porco. A me piace anche farlo così ogni tanto, ma con la persona amata e dopo essere cresciuti un po’ insieme, non la prima volta, non dopo aver inscenato una cenetta fantastica per me. La prima volta così mi fa schifo, perde tanti punti. Leccami le p###e non me l’ha mai detto nessuno neanche in una dark, in quel contesto magari ci stava anche una frase così.

Facciamo la doccia insieme, è tornato dolcissimo. Io sono un po’ scocciato ma non lo do a vedere. Mi prepara una coppetta di gelato, mezzi accoccolati sul letto. Mi chiede quando ci rivediamo.

Da giovedì sera ho meditato un po’, stasera torno a casa sua per vedere un film, stavolta le mutande non me le faccio sfilare neanche con la forza. Devo e voglio parlargli, chiarire un po’ la situazione.

Perchè forse è recuperabile. Forse. Anche se credo di no.