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E poi

E poi ci sono cose più grandi di me. Non riesco a fronteggiarle, e poi ci sono cose che non hanno nulla a che vedere con le strisce bianche di Simone sparse sul comodino. Quelle erano il male, erano cercate da lui, e ci ho messo troppo tempo io a capirlo. Queste non sono il male distruttivo. Non sono causate con intenzione. Ma a me fanno quasi paura uguale. E mi sembrava troppo bello per poter essere vero. Guarda che rischi di essere il mio regalo di Natale. Gli ho detto una volta ridendo al telefono. G.

Cammino piano lungo il corridoio, tengo una mano a contatto con la parete, più per sicurezza che per senso dell’orientamento. Più che altro perchè la direzione è una sola, non rischierei nemmeno di perdermi. Una volta tanto. Ogni sussurro mi fa sobbalzare, ma prendo il coraggio che mi è rimasto e faccio un altro passo. Arrivo quasi alla fine, respiro, e faccio capolino nella stanza; resto fermo col corpo, porto solamente avanti la testa. Guardo. E non capisco bene, forse sono io che faccio l’amore con lui, forse sono soltanto felice, o forse sono io che perdo sangue dagli occhi. Piango lacrime di sangue. Che cadono sulle mie guancie. Non so bene cosa vedo.

Sono già tornato indietro, ho corso con tutta la forza, ho sentito i muscoli delle gambe tesi e poi contratti e poi ancora tesi. Scappato via. Codardo. Coniglio. Forse fa più male questo che convivere con un rischio ponderato. Non lo so. Non me la sono sentita. Avrebbe significato un ritorno al segreto con papà. Non avrei retto ancora, è passato troppo poco dal mio coming out.

Il primo ad aver pregiudizi forse sono io. E più me lo ripeto e più mi viene da piangere, ormai lo conosco quel pianto muto, che trattengo coi silenzi.

Ma piango dentro. E adesso che stavo trovando serenità, e adesso che arrivano le feste, non ci voleva.

Niente regalo quest’anno.

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Due ore di Dolore

Quando vado in palestra il cellulare lo tengo nell’armadietto. Non prende campo . Così quando esco mi arrivano tutti gli sms e le chiamate. Oggi un’ora e mezza di aerobico. Un’ora e mezza di tapis roulant, con quello si butta giù la pancia e le maniglie dell’amore. Poco ma sicuro. Esco. Faccio la strada in macchina con Judas, l’ultima di Lady Gaga. Figuriamoci se uno come me non ama Lady Gaga. Parcheggio vicino casa. Il cellulare suona. Il suo nome sul display. Mi aspettavo tutti ma non lui. Perchè non ha molto senso.

La sua voce mi lacera il petto ancora, io riesco a NON chiamarlo, a (quasi) ignorarlo quando lo vedo in giro per locali. Però Simone al telefono fa il tenero. E io abbasso le difese. Dice che le cose non gli vanno bene, che ha quasi rotto col suo mondo fatto di “serate”, che ha rotto i rapporti coi suoi ex amici-dalla-polvere-bianca. Perchè loro lo portavano a fare quello. E che ora è da solo. Quindi se non ho capito male è senza lo schifo che lo faceva accovacciare sui comodini e gli amici. Senza nulla. Ha bisogno di aiuto. Io fondamentalmente resto ad ascoltare, io non lo voglio come amico, non voglio neanche provare a mantenere un rapporto di amicizia.

Mi prende anche per il culo. Ma stai ancora studiando? ma basta! quante lauree ti vuoi prendere? Non ti godi la vita. Non mi ci attacco. Perchè mentre dice questo ripenso a due secondi prima, quando mi ha detto che col suo (ex)migliore amico ha litigato, o meglio, la goccia che ha fatto traboccare il vaso (come ha detto lui) è stato un litigio per un portafoglio di una marca famossima (oltre Armani, Prada e qualcosa d’altro). Era rimasto un portafoglio solo e si sono scannati in negozio per averlo. Non si parlano più. Voglio riderci sopra, voglio che Dado domani sera quando glielo dirò in macchina per andare al Sa####o mi guarderà tra lo schifato e lo stupito e mi dirà (come solo lui sa fare): Ma io a questo punto non mi stupisco più di niente da uno così.

Poi la chiamata finisce. Dura 21 minuti. In cui mi dice che ha conosciuto uno, forse si frequentano, mi ripete che si sente solo, mi dice che questo che ha conosciuto non gli ha scritto un sms tutto il giorno, e che per questo (simone) si sentiva offeso, e stasera usciva a scopare con un altro. Ho bisogno di abbracciare qualcuno. Mi ha detto così, esattamente così, che poi a pensarci bene è tristissimo da dire. Mi avrebbe fatto meno tristezza se avesse devo Devo scop##e per forza come un animale stasera.

Ho bisogno di abbracciare qualcuno è gelido, è solitudine. E’ forse la conferma che adesso sì, è da solo, è forse la conferma che io c’ero, gli avevo messo il cuore in mano. Non l’ha voluto neanche guardare.

Non sono riuscito a tirarlo fuori dagli ambienti brutti, ad aiutarlo. Questo è l’unico rimpianto che ho.

Mi ha fatto tanto piacere sentirti, ha detto lui. Anche a me, ho risposto io. Una sera di queste ti chiamo e usciamo a bere qualcosa però. Ok? Ho detto Ok. Ma non accadrà. Tornare indietro non ha senso. Chiudo la chiamata, mi sdraio sul letto, la palestra mi ha stancato tantissimo. A pancia in su. Col cellulare ancora in mano. Guardo avanti.

“Allora vattene pure, le scarpe solo lì in fondo”

Pasquale sabato mi ha detto: stasera esco con alcuni amici, e c’è anche uno che ci prova da un po’ ma non è mai successo niente tra di noi, ma mi sembra giusto chiarire con lui, dirglielo…sai com’è.

La parte del ragazzino buono e corretto l’ha fatta lui, in quel “sai com’è” la sua spiegazione successiva è stata “sai com’è, ora che magari iniziamo a conoscerci“…E io ho capito “conoscerci“, non fidanziamoci per la vita, ma “conoscerci“, cioè, io conosco te. Tu conosci me. Comunque. A questo manco ci pensavo. A me quando mi ha aperto la porta di casa in ciabatte verdi, calzettoni bianchimaglietta (pataccata) e pantaloncini corti (deformati), premeva chiarire il leccami le p##le. E così ho fatto. E così abbiamo fatto. Dopo un po’ ci siamo chiariti, ci siamo riavvicinati con fare tenero, ci siamo accoccolati. Mi fai un massaggio? mi chiede lui. Dai, sei capace, me l’hai fatto anche l’altra volta. Gli salgo dietro, lui sdraiato, lo massaggio, ci baciamo in modo tenero. Ma… posso? mi domanda in modo ironico ogni volta che mi sfiora la pelle per paura di spingersi oltre. Sì, scemo. Rispondo. E con naturalezza arriviamo a fare le cose dell’altra volta. Con naturalezza e con più dolcezza, questa è la cosa bella. E io mentre sono lì col cazzo in bocca penso Minchia stavolta l’ha capito che serve un po’ di pudore. Poi.

Mi viene addosso, vengo anche io. Restiamo accoccolati due minuti, ci laviamo. Torniamo in camera, qualche dolcezza, sto bene. Fino a quando. Come è andata ieri sera? Domando. Non sono cose che ti riguardano. Dice lui fingendosi quasi troppo serio. Hai parlato col tuo amico? (giuro, mi è venuto in mente in quel preciso momento). Non ho avuto modo. Ci hai scopato? Domando ridendo, mi piace estremizzare. Sì, ci ho scopato risponde lui indicando il divano dove siamo seduti. E’ serio.

Il gelo. A me sale lo schifo. A me viene in mente che ieri è stata la prima sera senza neanche un messaggio. Ma è lo schifo che mi investe e mi dà i brividi. Forse perchè ho ancora l’alone del suo sperma sul mio petto. Adesso: ci siamo visti 3 volte, non ho il diritto di avere l’esclusiva, lo so benissimo, non sono innamorato o preso di un qualunque 21enne bravo a prepararmi un piatto di pasta al forno.

Ma: fosse partito per una settimana e si fosse scopato in mondo, sarebbe stata una cosa diversa, sarei stato il primo io a dirgli ci conosciamo da una settimana, spacca tutti i culi che trovi e noi ci rivediamo al ritorno. Ma scopare con uno (che dovevi vedere per chiudere) e poi venirmi addosso dopo meno di 24 ore, mi fa vomitare. Dopo che hai apparecchiato, cucinato, versato dolcezza per me. Con le candele.

Mi alzo, mi rivesto in fretta, non abbottono neanche i polsini della camicia, lui non capisce, passa dal ragazzino-figo-me-li-scopo-tutti-io-perchè-sono-bellissimo (cosa tra l’altro non vera, oggettivamente: il bello dei due ero io) a ma che fai? dai resta che parliamo. Ma è tardi, voglio solo tornare a casa, lontano da lui. Continuo a vestirmi e mi dice E allora vattene, le tue sarpe sono lì in fondo. Non gli tiro dietro una Timberland solo perchè mi sono costate 100 euro a scarpa, in compenso sbatto la porta così forte che sul pianerottolo un vicino apre uno spiraglio per guardare fuori.

Poi arriva un beep. Colpo di scena.

Simone.

Che mi chiede se sono al Bo##o. L’unica domenica che non sono andato. Lo leggo che è ancora presto, ma è proprio il suo messaggio a farmi prendere la tangenziale per tornare a casa. Poi ancora beep. E’ Pasquale-ti-guarderei-tutta-la-notte.

Complimenti per l’uscita di scena. E per la coerenza.

Uscita di scena. Non sentivo questa espressione dai miei compagni di classe. In seconda media.

San Valentino

Io San Valentino non l'ho MAI festeggiato. Fino all'altro ieri. Ma non è che non voglia festeggiarlo per princìpio, non faccio parte del clan di quelli che snobbano-san-valentino-perchè-è-una-festa-puramente-commerciale. 'Sto cazzo. Io vorrei tanto festeggiare San Valentino nel modo più scontato, banale, prevedibile e commerciale che ci sia al mondo. Roba da mazzo di fiori e Baci Perugina.

Ma mi sono sempre ritrovato single per l'evento. E non lo si può festeggiare da soli. Fino a quando.

Fino a quando mi chiama. Mi telefona alle 16.52 del 14 febbraio 2011.

L'altro ieri.

In ufficio ero da solo in quel momento. 

Ciao. Come stai? esordisce

Ciao Simone. Bene grazie. Tu?

Bene! Auguri, volevo farti gli auguri per San Valentino.

Non cado giù dalla sedia semplicemente perchè ero aggrappato con una mano al bordo della scrivania. Mi cade in testa un cartello con la scritta Ma che senso ha?

Poi. La telefonata dura 06.23 minuti. Ma non perchè appena ho chiuso la chiamata con la mano tremante sono andato a vedere gli ultimi tabulati del telefono. No. Ma che dico? Assolutamente no. Poi. Alle 17.30 esco dalla ditta. Mi metto in macchina. Beep. Mi scrive un sms.

Il mio intento era invitarti a cena stasera, ma mi prendeva male. Che ne dici?

E io non lo so cosa mi sia preso, non lo so cosa mi sia scattato nel cervello, non lo so come sia riuscito a puntare i piedi per terra, su quello stesso terreno che fino a pochi mesi fa erano sabbie mobili. Non lo so. Ma gli ho detto di No.

Io. Che al fischio di Simone sono sempre scattato sull'attenti, io, che un San Valentino non l'ho mai festeggiato e lo desidererei con tutto me stesso. Pazienza, sarà per il prossimo anno.

Per quest'anno il regalo me lo sono fatto da solo.

Io.

Stanco e stufo, e stanco. E stufo.

Domenica sera sono andato a ballare con Francesco-SIB e 2 suoi amici. Mi sono divertito, più della volta scorsa. Comunque. Poche novità. Ballo e rivedo Mattia-il-ragazzino-21enne. Che ora ne ha 22, quello che racconta le barzellette sugli elefanti, per capirci. Comunque. Lingua in bocca. Bacia bene, proprio sì. Peccato che sia un interista sfegatato che quando c’è stata la finale della coppa campioni mi ha preso per le orecchie e mi ha gridato Abbiamo vinto la Champion simulando il sollevamento della coppa. Ecco, peccato per questi atteggiamenti che mi lasciano basito tipo cartone-manga-giapponese. Comunque. Poi vedo uno che balla su un cubo. Scende. Lo aspettavo di sotto. Lingua in bocca. Credo si chiami Lorenzo ma non ne sono sicuro. Proprio no. Era di Bergamo. Almeno credo. Poi. Vedo un ragazzino dal viso angelico, piccolino, che si guarda intorno come la mia prima volta in un locale gay. Mi fa tenerezza che l’avrei preso di forza lì in mezzo alla pista, mi fa tenerezza che scatena in me l’istinto del predatore puro. A me.

Il che è tutto dire.

Allora mi avvicino, lui è veramente piccolo che secondo me gli hanno pure chiesto i documenti all’ingresso.

Sei maggiorenne spero, gli dico all’orecchio. Lui ride, sì ne ho 22 risponde. Peccato ne dimostri sì e no 17. Ma c’è la sorpresa. Finiamo contro una colonna con le lingue attorcigliate, Massimo (si chiama così) prova più volte a sbottonarmi i pantaloni e a masturbarmi in pista (io evito perchè in quel locale ci vado spesso), e mi dice

Ho avuto una relazione di 3 anni ma l’ultimo da coppia aperta, e poi basta, le orge mi hanno stancato, le facevo col mio tipo e i suoi amici.

Io basito. Le orge mi hanno stancato. A 22 anni. Col tipo e i suoi amici. Altro che piccolo ragazzino ingenuo. Basta mi sono seriamente stancato, mi sono rotto il cazzo di avere approcci unicamente da locali. Da discoteche. Anche sì. Soltanto no.

Quindi sabato pomeriggio vado a vedere com’è un gruppo di ritrovo gay. Non so come e cosa sia. Un gruppo di più o meno giovani. Sicuramente non è una discoteca.

Le orge mi hanno stancato.

Fai un altro Sorso

Sabato sono stato da Simone a trovarlo in negozio. Mi ha dato appuntamento alle 17.30 e sono arrivato puntuale, il tempo di finire i capelli a una cliente e mi ha accolto. Ha chiuso il negozio e siamo scesi giù nel rifugio. Erano mesi che non ci tornavo, mi si è stretto il cuore a vederlo; ho respirato a pieni polmoni per non perdere manco un odore, per godermi il momento. Poi abbiamo parlato seduti sul divano con le lenzuola nere. Come le ricordavo.

E lui si è messo a piangere. Crollato. Fragile in quelle lacrime che asciugavo coi polpastrelli e con abbracci stretti.

Non ho niente che mi dà serenità in questi giorni, ormai sto facendo “serata” tutte le notti. Fino al mattino alle 7 col piattino che gira, non sto andando per niente bene. E poi ti penso e ti ho pensato tanto, mi chiedo sempre se ho fatto la cosa giusta a finire con te, mi manchi e ho fatto una cazzata questa estate. Mi manchi. Mi dice lui.

Non ho pensato a Anthony-il-ballerino-hip-hop con cui sono stato bene qualche sera prima, non ho pensato a nulla, mi sono tuffato di nuovo in quelle braccia che non aspettavano altro che me. Io non aspettavo altro che loro. Mi sono tuffato in quelle labbra che mi hanno avvolto, che mi hanno fatto perdere i sensi, i suoi baci sono l’arma più potente che conosca. Sono tutto il mio Essere, che perde ogni controllo, che viene annullato in una frazione di secondo. Simone ha un potere su di me devastante, mi imbarazza una cosa così totale. E ci spogliamo per fare l’Amore ma è già passata un’ora e mezza tra baci dolcissimi e parole. E’ arrivata una cliente. Torna su di corsa e io resto lì accoccolato nei pensieri e nella gioia. Felice. Tremante ma felice. Poi torno a casa. E l’ho rivisto domenica sera.

Arrivo a casa del suo amico a Monza, Simone era lì, aspetto fuori. So già perchè non mi ha fatto salire, la mia presenza avrebbe rovinato il loro gioco malsano. Io sono fuori dal gruppo. Esce in fretta, bello come il Sole. Bello come un Dio malvagio. Ma è tenero. Mi dice

Non hai problemi di orario, spero. Voglio fare una cosa con te. E io mi sono sparato un film pensando magari vuole andare e tornare in nottata al mare. Soli io e lui. Ho pensato a questo, giuro.

Andiamo a ballare mi dice. Io sono contento uguale, lui decide e io dico . Con Lui domenica sarei andato ovunque. Arriviamo in discoteca, sala house che con Dado non ci andiamo mai, non fa impazzire nessuno dei 2. Balliamo e beviamo. Mi passa una sigaretta, io che non fumo. Ne arrivo a fumare 7 domenica sera. Arrivo a bere troppo. Non sono più io, ballo, conosco alcuni suoi amici con occhi strani, pupille dilatate. Sono gentili. Ci invitano a un after settimana prossima (festa che inizia alle 11.30 del mattino per finire alle 05.30 del mattino dopo). Simone dice ci andiamo insieme io e te Amo. 

Io ballo ma ho sempre Simone come punto di riferimento, non mi lascia da solo un attimo. Ride ed è contento di me, mi bacia

Ricominciamo da zero, però mi piace così, sei meno rompipalle, mi dice. Lui vuole un amico, un fidanzato, un complice, io sto facendo le sue stesse cose, andiamo anche a chiuderci in bagno per pisciare insieme. Mi bacia. Lo adoro. Lui ed io. Sempre insieme, sempre d’accordo. Poi i bicchieri passano dalle mani di uno a quelle dell’altro. Io bevo sempre e solo da Simone, che però non beve sempre e solo da me. Finisco a bere da un bicchiere che mi passa Lui. Ma che non è suo.

E ancora serata, ancora tutti amici, tutta gente che non conosco e che mi abbraccia come se fossi un fratello. Io che in generale odio chi si prende subito confidenza. Ragazze. Ragazzi. Simone mi presenta a tutti. E’ fiero di me. Di avermi nel suo mondo. Torniamo, guida lui. Io ubriaco, appoggiato con la guancia sul sedile. Mi dice abbiamo bevuto anche dal bicchiere di Marco e non sapevo che ci avesse sciolto due zuccherini, dice che non lo sapeva neanche lui. Voglio credergli, anche lui era ignaro di questo. Lui però non li ha chiamati zuccherini, li ha chiamati nel modo giusto. Apro gli occhi. Mi dico Anthony cosa cazzo stai facendo? Tu non sei così.

Accosta ogni tanto e ci baciamo, è commosso ed è felice. Perchè mi sono divertito con lui e non sono il rompicazzo di qualche mese fa.

 Arrivo al lavoro la mattina dopo in una condizione pietosa, ancora mezzo ubriaco e con la stessa maglietta della sera prima. 

Ma si è rotto qualcosa. Quando a 18 anni pensi che farla finita sia una delle possibili soluzioni, anche se dopo superi tutto ti restano dei tatuaggi, delle macchie indelebili che si chiamano istinto di sopravvivenza. Ce l’abbiamo tutti, ma chi ha scambiato un paio di sguardi con la morte ce l’ha più accentuato degli altri.

Io Amo Simone. Gliel’ho detto al telefono quando l’ho chiamato ieri sera. Un Ti amo che mi è scappato rapido, ma che penso davvero perchè l’ho ripetuto. Ma gli ho anche detto siamo in due mondi diversi, non possiamo ricominciare perchè io ti vorrei portare fuori da lì, tu mi stai trascinando dentro. Ti amo, ma è meglio così. Piange ancora al telefono. Mi dice rispetto la tua decisione. Piange. Io pure ma lo faccio quando chiudo la chiamata.

Ho avuto davvero paura. Ne ho ancora perchè è stato difficilissimo. Mi manca da perdere ogni forma di ragione. Ma voglio sopravvivere e devo scappare. Se lui si fa sentire, se mi chiama, se mi chiede di vederci, se mi chiede di parlare. Non saprei dire No. Ne sono certo.

E’ qui che ho ancora più paura.

Soltanto io

Perso nell’abisso del caos. Volutamente naufrago. E solitario.

Eleonora è partita. E’ andata in Florida. Dado settimana prossima va in Inghilterra. Io resto solo con lo spettro di Simone che mi trascina, ci sentiamo pochissimo. Lui ha già avuto un altro ed è già finita. Io ho il cuore lacerato ma guardo avanti, consapevole che devo perderlo e allontanarmi il prima possibile, consapevole che ogni nanosecondo che passo lontano da lui è un bene. Il tempo mi sta ricucendo le ferite. Devo riuscire a non vederlo. Per rendermi conto tra tanto tempo che è stato un legame malato. L’idea del Diavolo tentatore me l’ha data quando ho scritto il primo post. Bello e Dannato. Ma basta. Le bellezza stanca. Giocare col male non mi diverte più.

E io. Simone. Eleonora. Dado. Partenze ravvicinate, voglia di cambiare tutto: ragazzo, lavoro, giro, ambienti, amici (questi al momento per necessità). Dopo il 15 settembre spero arrivi una chiamata. Se arriva cambio radicalmente. Letteralmente. Se arriva salto nel vuoto. Ma ora come ora sarebbe una boccata d’ossigeno.

E poi. Oggi. 10 settembre. Non mi sono scordato. Oggi sono 4 anni che sono entrato in Arcigay la prima volta. E’ tanto simbolico per me, varcare la soglia di quella porta è stato un atto conclusivo e di partenza allo stesso tempo. Come una nascita. Ogni anno il 10 settembre accendo una candela e metto su la stessa canzone che ascoltavo nelle cuffiette 4 anni fa prima di arrivare in sede. E ora. E ora che i miei migliori amici partono resto ancorato agli affetti rimasti. Forti. Deboli. Pochi. Pochissimi. Ma ogni carezza sarà ben accetta. E ora settimana prossima andrò a qualche gruppo di discussione in Arcigay. Punti di ritrovo. Per fare nuove conoscenze, nuovi amici. I miei partono.

4 anni fa sono nato una seconda volta. Ed è stato tutto più bello. Settimana prossima ci torno, magari mi aiuta ancora. Scappo.

Accendo la candela.