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Senza Sapore

Nessun sapore nuovo. Nessuna cosa che smuova di un millimetro il mio stupore. Sto scrivendo pochissimo.

Fermo.

Non ho avuto neanche voglia di aggiornare il blog, tanto era sempre il solito. Ho comprato l’iphone e scaricato l’applicazione Grindr. Per conoscere altri gay. E allora il telefono si intasa di numeri di gente che magari non vedrai mai, e allora arrivano richieste di coppie che cercano il terzo, proposte sessuali. E arriva Roberto, un ragazzino tamarrissimo (con tanto di rosario al collo non perchè credente ma perchè fa moda), pieno di muscoli che al primo appuntamento ci tiene a precisare No ma perchè io ho solo difficoltà a coniugare bene il verbo essere.

Solo?!??!?!?!

Due settimane in tutto. Compreso il tempo passato a chattare prima di uscirci. Poi arriva Filippo. Anche interessante ma è sparito. Dopo il primo incontro. Amen.

Poi arriva Marco. Ci esco tra mezz’ora. L’iphone per ora non ha dato grandi frutti. Poi c’è tutto il resto. Le uscite con Dado. La scopata da Manxman. Company, Borgo, Flexo. Ci sono stato sabato. Mi sono chiuso in Dark con uno veramente simpatico. Abbiamo chiacchierato un sacco prima di andare in dark. Ma adesso farei fatica a riconoscerlo per strada.

Poi c’è sempre il solito, ci sono sempre e solo le solite cose che si ripetono. L’unica cosa bella in questo periodo sono i compagni di squadra. L’ho sempre detto che gli etero danno più soddisfazione. Poi non ho voglia di fare niente, neanche di sistemare i vestiti stirati nell’armadio. Aspetto di iniziare a studiare per i prossimi esami, avere degli obiettivi mi permette di non affogare nello scazzo più totale.

Forse.

Ad ogni azione

La delusione per come è andata la sto ancora smaltendo. Come una sbronza. E’ proprio delusione, è elaborare un qualcosa misto tra sfiga, rabbia, e senso di colpa. Mio. Siamo usciti 5 volte io e G. 3 prima della bomba, 2 dopo. Tra queste c’è una giornata passeggiando per Mi##no insieme. E mi è piaciuto un sacco, è stata un’uscita diversa dalla-serata-pub-con-cocktail. Faceva freddo, siamo finiti in un bar davanti ad una cioccolata di fronte al Castello Sfor###co. Che è diverso dal pub. Mi manca. O forse più che mancare è la delusione di prima, quel nervoso che mi porta a dover frenare una conoscenza. Col freno a mano.

Comunque.

Ieri al Bo##o con Dado. Io e lui, non capitava da tantissimo tempo. Mi è piaciuto un sacco, è stato un salto al 2007. Quando facevamo tappa praticamente tutte le domeniche. Ho rivisto A. quello fidanzato, siciliano, 30 anni, rasato. Mi ha fatto cenno mentre ballavo, ci siamo avvinghiati in bagno. Nei cessi di un locale. Poi in pista a ballare come se niente fosse. Poi ho rivisto Marco-il-ragazzino-21enne. Uno che fino a qualche anno fa passeggiava per la pista con un chupa-chupa e un cappellino da sole. A me è piaciuto subito, quando l’ho visto la prima volta che ci ho messo piede al Bo##o. Dado me lo boccia facile e incosciamente lo boccio anch’io. Ci siamo baciati, io a Marco. Forse in ricordo di una frequentazione mai nata, forse in ricordo dell’unica notte che ho dormito da lui. Agosto 2008.

Poi faccio un giro con Dado e bevo il secondo Gin Lemon. E ripenso un po’ a G. Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. E’ il terzo principio della dinamica.

Così oggi ho sentito A.

Parcheggio lì vicino, lui si fa trovare all’ingresso del portone, qualche battuta per scaldare il clima. Quello di imbarazzo tra me e lui. Scendiamo le scale, nel suo appartamento ci sono i coinquilini. Mi sento quasi in colpa, sono io ad usare A. per riempire la mente, o per farla allontanare da chi so io. Quasi non mi ricordo qual è. Dice lui. Sì sì, lo dici a tutti i ragazzini che ti porti qui. Ironizzo. Idiota. Risponde. Ma non si chiude da dentro? domando. No, ma se arriva qualcuno sentiamo. Premo l’interruttore, una luce fioca, meglio di niente.

E chiuso in cantina cerco un orgasmo puramente fisico. Quasi come gli attacchi di fame negli ultimi 2 mesi. Viene lui, io subito dopo. Mi passa la cartaigienica e mi dà un bacio. Il secondo quasi mi irrita. Mi spiace…qui in cantina cerca quasi di scusarsi. Tranquillo, è stato perfetto, lo bacio sulla fronte. La cosa bella è che è fidanzato, non si aspetta nulla di più.

Salgo in macchina. Metto il cd di Tiziano. Traccia 07. Quella che abbiamo ascoltato accoccolati in macchina la nostra ultima uscita. Quella dopo il Castello Sforze##o. Alzo il volume, curvo a destra ed esco dalla rotonda.

Quella dopo la cioccolata calda.

Bye

Era da un po’ che non andavo al Fl##o. Cruising bar. Labirinto dark. Si puo’ chiamare in tanti modi, io lo chiamo anche il posto dove c’è brutta gente che vuole solo scopare. Ma se mi ci ritrovo io forse non c’è solo brutta gente, o forse anche io ogni tanto voglio solo fottere.

Comunque. Mi ha stupito per la poca luce, ce n’era già poca, o forse ricordo male io. Ma a me sembra ce ne sia ancora meno. Hanno cambiato qualche cosa dentro nel percorso, io che a malapena avevo capito il giro dell’altro, mi sono ritrovato di nuovo spaesato con Dado che mi ha raccomandato fai così, resta nel percorso centrale che c’è più luce. Anche perchè gli altri percorsi al buio mi inquietavano un po’.

Sembriamo tanti zombie in cerca di non si sa cosa, per un tratto mi sale l’ansia, colpa del cuba libre che mi stende per terra e che non potrei manco bere visto che ho il fegato mezzo sputtanato. Colpa forse delle proteine che prendevo in palestra, adesso mi tocca (ri)fare gli esami del sangue. Ma ho gravi cazzi a casa, e la mia forma di autolesionismo è anche un modo per non pensare agli ultimi giorni dei pianti di mia madre e delle telefonate tra parenti. Ognuno reagisce al dolore a modo suo.

Ad un certo punto mi appoggio ad una parete, mi sono rotto il cazzo di camminare, si avvicina uno carino, che avevo anche visto poco prima in un altro locale. Anche lui ha fatto tappa al Fl##o. Mi dice il nome, non me lo ricordo. E’ straniero. Per un secondo vorrei piangere, ma scoppio in una risata che soffoco nel silenzio. Il silenzio. Si cammina senza parlare molto nel labirinto. Comunque. Fa il pilota di aerei. E’ belga, parliamo in inglese. Ci baciamo. Mi piace perchè è un bacio dolce, trattenuto, lento. Quasi tenero. Lo prendo per mano, camminiamo alla ricerca del posto giusto. Ci chiudiamo in una dark. Blocco la porta. La luce è poca, il materassino è nero. Come quelli che ci sono nelle palestra. Lui si sdraia, cado su di lui. Abbracciati. Sbiascico qualche parola in inglese mentre continuiamo a baciarci e a toglierci i vestiti. Io però di solito volo con Ryanair gli dico dopo aver saputo per quale compagnia lavora. Ridiamo. Mi prende il ca##o in bocca, succhia da dio. Poi ci diamo il cambio. Mi piace parlare quando scopo, è ancora più stano farlo in inglese. Finiamo a 69. Intanto mi suona il cellulare. Sono le 03.14. E’ Dado ma lascio cantare Ambra e non rispondo. Provo ad alzarmi e a prendere il telefono ma Pilota-d’aerei resta attaccato al mio pisello come un pesce pulitore sul vetro dell’acquario, non sarei riuscito a staccarlo neanche a pugni in testa. Non riesco a prendere il telefono in mano. La suoneria si stoppa. Prima viene lui, continua a succhiarmelo. I’m coming gli dico, sposta la bocca e vengo.

Ci puliamo, ci rivestiamo. Dai presto che domani devo lavorare dice lui in inglese. Io sgrano gli occhi e gli rispondo Sono le 4, Devi guidare un aereo e non sei ancora a letto? No, domani lavoro ma sono in ufficio. Usciamo. Barcollo alla ricerca di un’uscita, barcollo perchè ho sonno. Bye gli dico. Bye risponde.

Becco Dado che si era infrattato anche lui in un’altra cabina. Magari una vicina alla mia. Torno a casa. Però i cazzi miei in famiglia ci sono ancora.

Bye.

Sergio. E poi nulla

Ci siamo conosciuti in discoteca 3 settimane fa. La devo smettere. O di andare a ballare. O di conoscere gente. O entrambe. Sergio. 39 anni. Inizialmente impiegato in comune. Poi il lavoro è cambiato. Nel senso che mi aveva mentito, nessun dramma, lavoro legale, voleva solo tutelarsi. Il punto è che: è tanto credente. Roba che la camera da letto è piena di quadri di Gesù Cristo. Un po’ inquietante. Soprattutto per me, che lego tanto il sesso alla sacralità, alla spiritualità. Mi fa impressione guardare tutti quei volti uguali mentre mi masturbo sul letto con lui. Anche perchè ci sono pure un paio di specchi. E le immagini Cristo, io nudo, lui nudo si alternano a velocità maniacale. Poi nulla. Ci siamo sentiti e in qualche modo frequentati per 3 settimane. Sì, forse la conoscenza più lunga dell’ultimo periodo. E in queste 3 settimane non l’ho visto venire. Non che sia fondamentale, ma mi fa pensare che non sia sereno nella sua sessualità. Mi fa pensare questo. Oggi su un giornale ho letto che gli Atei lo fanno meglio, meno sensi di colpa. E in effetti non è una cazzata. Aver la lucidità di non sentirsi sporchi a farlo spinto con la persona giusta non è proprio una cosa da buttar via.

Comunque.

L’altro ieri ho troncato. Non lo so, quando stavo con lui stavo bene, se non lo vedevo. Pure. Non deve esser bello sentirselo dire. Infatti ho fatto del mio meglio per essere indolore. E soprattutto non l’ho fatto per telefono ma mi sono sparato 60km per dirglielo di persona. Non so se sono stato affrettato come sempre, magari era sufficiente aspettare e vedere come preseguiva la cosa. Ma tra me e un adolescente c’è ancora poca differenza. Sono nato a 21 anni, non è un dettaglio.

E ieri sono tornato negli inferi del Bo##o. Solite cose. Rivedo Simone che si è mezzo fidanzato, mezzo. Il fidanzato non era lì, mi è spiaciuto per lui. Esser fidanzati con Simone e lasciarlo solo in discoteca è un suicidio. Poi ho conosciuto uno. Francesco. Ci siamo baciati. Tiene la lingua rigida quando bacia. A me veniva da ridere. Trovare qualcuno che baci bene è impresa ardua ormai. Francesco-lingua-a-tronco sembrava esteticamente la brutta copia di Simone. E poi faticava a mettere insieme una frase di senso compiuto. E non perchè fosse fatto. Proprio per limiti naturali. Sto diventando acido e snob.

In camera Cristo mi fissava, non sono riuscito a venire neanche io.

A Casa Da Solo

I miei sono partiti in Liguria. Destinazione mare. Io amo il mare anche d’inverno, nei mesi freddi. Portami davanti a qualunque mare in qualunque mese e mi fai l’uomo più felice del mondo. Comunque. A casa da solo, che vuol dire anche rifarsi il letto e lavare la tazza della colazione. Io. Che al massimo quando ci sono i miei a casa sparecchio le cose semplici dalla tavola. Sale. Olio. Bottiglia dell’acqua. I piatti sporchi no, mi fanno schifo. Lo so, sono un disastro, ci sto lavorando però.

Comunque. Solo da lunedì, avevo voglia di compagnia, mi assale la tristezza troppo tempo da solo, questo credo che sarà un problema in futuro, ho uno strano rapporto isterico con la solitudine. Valerio-il-ragazzino-21-enne ora ne ha 22. C’era stato solo un bacio. E’ bellissimo. Esteticamente non gli si puo’ dire nulla.

Arriva a casa mia con un’oretta di ritardo, ma sono stato io a dirgli vieni pure dalle 22 in poi. Sono le 23. Entra. Non so perchè ma mi mette anche un po’ in soggezione. Poi andiamo in camera mia, io sdraiato sul letto in tenuta da casa, lui seduto sulla poltrona rossa. Chiacchieriamo, e sorrido senza farmi vedere quando non prende un verbo giusto manco a pagarlo, sbaglia spesso. Ma mi fa tenerezza e non lo correggo, odio chi corregge gli altri. Poi è bello, io sono infantile, e basta il suo musetto per incantarmi. Credo di averlo involontariamente offeso in questo modo: non lo correggo perchè è bello. E perchè non voglio passare per cagacazzo.

Ci alziamo, ci spostiamo in salotto sul divano, ci facciamo fuori una bottigia di Montenegro, si allenta il clima. Si distende. Ci baciamo. Mi prende sulle sue gambe, mi fa strano, fa tanto l’uomo, ci prova. Ma con lui sono io a volerlo fare. Dai torniamo in camera. Dico io.

Arriviamo in camera. Spegni la luce. Dice lui, a me invece piace guardare, sempre. Io lo farei con mille luci accese. La spengo, lascio solo acceso il pc, lo schermo è l’unica luce nella stanza. Riprendiamo a baciarci e finiamo sul letto. Mi spoglia, si spoglia. Mi mette a disagio solo la sua esperienza, o forse è la sua immensa esperienza compressa nei pochi 22 anni. Scopriamo il nostro corpo, adoro quel pudore nel vedersi nudi la prima volta. Adoro. Poi io sdraiato a pancia in giù e lui che mi bacia, che entra con la lingua dentro di me. E’ capace, e di questo avevo pochi dubbi. Poi me lo prende in bocca per un po’. Capace. Davanti e dietro. Poi sdraio lui, e non riesco a non apprezzare quel sedere perfetto. Perfetto. Rotondo. Sodo. Senza un pelo. Incantato. Lo bacio, questa volta è la mia lingua a penetrarlo. Andiamo avanti un bel po’ a baciarci,menarcelo, a baciarci. Poi veniamo. Splendido. Ci laviamo in bagno. Si lava prima lui. Poi esce, mi lavo io. Torniamo a letto, il pc è sempre acceso. L’unica luce. Ma ho messo qualche canzone di sottofondo. Mi piace metterle nel post. Ci accoccoliamo nudi sul letto, prendo una coperta e ci ripariamo insieme, sotto.

Si fa tardi, tanto tardi. Devo tornare a casa. Mi dice. Lo accompagno alla porta. Avevo bisogno di una serata così. Valerio mi ha sorpreso. Non azzecca un verbo, ma il suo corpo mi ha riscaldato. Non come scopata, come tutto. Non è stato uno spasmo, non è stato sperma. Quello si asciuga in fretta.

E’ stato un abbraccio lungo. E’ stata una carezza sul volto fatta da una mano calda. Quando con gli occhi guardi in giù per non farti vedere da nessuno che stai quasi piangendo. E mi viene da sussurrare piano Grazie. Ma lo dico quando Valerio si è rimesso le mutande di Just Cavalli. 

Ed è già uscito da qualche minuto.

“Allora vattene pure, le scarpe solo lì in fondo”

Pasquale sabato mi ha detto: stasera esco con alcuni amici, e c’è anche uno che ci prova da un po’ ma non è mai successo niente tra di noi, ma mi sembra giusto chiarire con lui, dirglielo…sai com’è.

La parte del ragazzino buono e corretto l’ha fatta lui, in quel “sai com’è” la sua spiegazione successiva è stata “sai com’è, ora che magari iniziamo a conoscerci“…E io ho capito “conoscerci“, non fidanziamoci per la vita, ma “conoscerci“, cioè, io conosco te. Tu conosci me. Comunque. A questo manco ci pensavo. A me quando mi ha aperto la porta di casa in ciabatte verdi, calzettoni bianchimaglietta (pataccata) e pantaloncini corti (deformati), premeva chiarire il leccami le p##le. E così ho fatto. E così abbiamo fatto. Dopo un po’ ci siamo chiariti, ci siamo riavvicinati con fare tenero, ci siamo accoccolati. Mi fai un massaggio? mi chiede lui. Dai, sei capace, me l’hai fatto anche l’altra volta. Gli salgo dietro, lui sdraiato, lo massaggio, ci baciamo in modo tenero. Ma… posso? mi domanda in modo ironico ogni volta che mi sfiora la pelle per paura di spingersi oltre. Sì, scemo. Rispondo. E con naturalezza arriviamo a fare le cose dell’altra volta. Con naturalezza e con più dolcezza, questa è la cosa bella. E io mentre sono lì col cazzo in bocca penso Minchia stavolta l’ha capito che serve un po’ di pudore. Poi.

Mi viene addosso, vengo anche io. Restiamo accoccolati due minuti, ci laviamo. Torniamo in camera, qualche dolcezza, sto bene. Fino a quando. Come è andata ieri sera? Domando. Non sono cose che ti riguardano. Dice lui fingendosi quasi troppo serio. Hai parlato col tuo amico? (giuro, mi è venuto in mente in quel preciso momento). Non ho avuto modo. Ci hai scopato? Domando ridendo, mi piace estremizzare. Sì, ci ho scopato risponde lui indicando il divano dove siamo seduti. E’ serio.

Il gelo. A me sale lo schifo. A me viene in mente che ieri è stata la prima sera senza neanche un messaggio. Ma è lo schifo che mi investe e mi dà i brividi. Forse perchè ho ancora l’alone del suo sperma sul mio petto. Adesso: ci siamo visti 3 volte, non ho il diritto di avere l’esclusiva, lo so benissimo, non sono innamorato o preso di un qualunque 21enne bravo a prepararmi un piatto di pasta al forno.

Ma: fosse partito per una settimana e si fosse scopato in mondo, sarebbe stata una cosa diversa, sarei stato il primo io a dirgli ci conosciamo da una settimana, spacca tutti i culi che trovi e noi ci rivediamo al ritorno. Ma scopare con uno (che dovevi vedere per chiudere) e poi venirmi addosso dopo meno di 24 ore, mi fa vomitare. Dopo che hai apparecchiato, cucinato, versato dolcezza per me. Con le candele.

Mi alzo, mi rivesto in fretta, non abbottono neanche i polsini della camicia, lui non capisce, passa dal ragazzino-figo-me-li-scopo-tutti-io-perchè-sono-bellissimo (cosa tra l’altro non vera, oggettivamente: il bello dei due ero io) a ma che fai? dai resta che parliamo. Ma è tardi, voglio solo tornare a casa, lontano da lui. Continuo a vestirmi e mi dice E allora vattene, le tue sarpe sono lì in fondo. Non gli tiro dietro una Timberland solo perchè mi sono costate 100 euro a scarpa, in compenso sbatto la porta così forte che sul pianerottolo un vicino apre uno spiraglio per guardare fuori.

Poi arriva un beep. Colpo di scena.

Simone.

Che mi chiede se sono al Bo##o. L’unica domenica che non sono andato. Lo leggo che è ancora presto, ma è proprio il suo messaggio a farmi prendere la tangenziale per tornare a casa. Poi ancora beep. E’ Pasquale-ti-guarderei-tutta-la-notte.

Complimenti per l’uscita di scena. E per la coerenza.

Uscita di scena. Non sentivo questa espressione dai miei compagni di classe. In seconda media.

Leccami Le P###e

Sono arrivato a casa di Pasquale-ti-guarderei-tuttala-notte verso le 20.21. Apre la porta di casa, un monolocale piccolo. Carino. Sta finendo di cucinare e non vuole mostrarmi cosa mi ha preparato, sorpresa. La complicità è tanta, mi fa ridere, lo prendo in giro. Perchè è un ragazzino che gioca a fare l’uomo. Però un pochino ci riesce. Ci baciamo. Siediti e chiudi gli occhi. Dice. Sembriamo due cretini. Posso aprirli? Apri. Pasta al forno fatta da lui, la assaggio, incredibilmente buona. Mi guarda con la faccia da schiaffi di chi si aspetta i complimenti. Dai, sei bravino. Dico. Forse volevi dire Bravissimo. Scherziamo. Ridiamo. Mi piace. Sì, mi trovo bene. Poi ha preparato anche un’altra portata, ma prima ci baciamo mezzi avvinghiati sul divano. Una cosa che non so descrivere, ottima anche quella.

Però. Vuoi anche il gelato? mi chiede. Magari dopo. Perchè intanto torniamo sul divano. Voglio far l’amore con te, mi dice. Io anche, ma non stasera. Rispondo. Ci rimane male, siamo due adulti che si piacciono, consenzienti, perchè no? Perchè alcune cose non meritano risposta, perchè non voglio bruciare le tappe, perchè completo non mi va. A costo di passare per verginello. Ci spogliamo, guida lui con troppa sicurezza, non mi piace. Se fa troppo l’uomo. Quasi nudi, glielo bacio. Dai, leccami le p###e. E non si ferma solo a questa frase.

Non ci siamo proprio, rovina quasi tutto, perchè manca quel pudore imprescindibile quando ci si spoglia con qualcuno per la prima volta.

Lo vuole fare un po’ porco. A me piace anche farlo così ogni tanto, ma con la persona amata e dopo essere cresciuti un po’ insieme, non la prima volta, non dopo aver inscenato una cenetta fantastica per me. La prima volta così mi fa schifo, perde tanti punti. Leccami le p###e non me l’ha mai detto nessuno neanche in una dark, in quel contesto magari ci stava anche una frase così.

Facciamo la doccia insieme, è tornato dolcissimo. Io sono un po’ scocciato ma non lo do a vedere. Mi prepara una coppetta di gelato, mezzi accoccolati sul letto. Mi chiede quando ci rivediamo.

Da giovedì sera ho meditato un po’, stasera torno a casa sua per vedere un film, stavolta le mutande non me le faccio sfilare neanche con la forza. Devo e voglio parlargli, chiarire un po’ la situazione.

Perchè forse è recuperabile. Forse. Anche se credo di no.