Qualcosa da riconoscere

Mani che frugano. Ci guardiamo che è tardi, io appoggiato al muro che aspetto Dado, è al cesso, sta pisciando e lo aspetto per tornare a casa. Sono almeno le 4. Tardi in un locale straniero. Si avvicina coi suoi 39 anni circa, e un sorriso da bravo ragazzo, o bravo signore. Fa lo stesso. Sto al gioco, mi prende per mano e lo seguo. Pareti strette, corridoio. Ci chiudiamo in una dark a caso, ho bevuto troppo per ricordarmi quale dark fosse. Mi allontano dall’uscita del cesso.

Il tuo nome lampeggia sul mio cell, rispondo. Ciao sono qui fuori vicino alla gelateria il K##i, ti dice qualcosa? purtroppo il numero della tua via non me lo trova. Sorrido. Tranquillo, ho capito dove sei, scendo. Saluto papà e gli dico che esco con te, ho preso coraggio, glielo sto dicendo giorno per giorno. O forse sei tu che mi dai carica. E mi lancio. Sei fermo con le 4 frecce davanti alla gelateria, riconosco la macchina bianca. Ti vedo e sto bene, dai sali mi dici. Salgo, inizio a rompere il cazzo perchè fa troppo freddo, troppa aria condizionata. Sorridi, mi lasci rompere il cazzo, il senso è questo. Andiamo a Milano Marittima a fare un giro, decido io. A te piace l’idea. Parcheggi lì vicino, almeno ci sembra, in realtà camminiamo un sacco. Ridiamo. Scherziamo davanti alle vetrine dei negozi, davanti a un gruppetto di 15enni troppo esaltati che ci fa sentire improvvisamente vecchi. A te di più, guarda che ti manca poco, a 40 anni c’è la morte del gay, non ti caga più nessuno sui siti e nei locali. Mi tiri un coppino e ti prendo in giro ancora. Beviamo due Sexohthebeach, seduti sugli sgabelli bianchi di un pub carino che dà sulla via principale, dove passeggia un sacco di gente. Poi camminiamo ancora. Dai, andiamo a vedere il mare. Dici tu. E mi prendi per mano.

Buio fitto. L’alcol scorre a fiumi, merito dei cocktails fatti in camera con Dado prima di uscire, quasi alcol puro, merito dei 2 Cuba che ho consumato nei locali in poco più di 7 minuti l’uno dall’altro. Non mi reggo in piedi. Ci baciamo. Mi slaccia la cintura, mi spoglia, anche volendo non avrei la forza per scappare. Rido, picchio per sbaglio la testa contro la parete, anch’io spoglio lui. What’s your name? riesco a chiedergli all’orecchio. Non capisce, glielo ripeto. Gianpierre. O qualcosa del genere. Francese, credo. Mi abbasso. Gli prendo il ca##o in bocca per un po’, mi gira, si abbassa lui, mi lecca il c##o. Bello. Era da un po’ che non me lo facevano, ma ricordo poco. Finisce che ce lo meniamo in piedi al buio, ognuno per conto suo, ci tocchiamo soltanto. Ma ognuno si mena il suo. Per una questione di contatto fisico, io lo faccio per sentirmi meno solo al buio. Il tatto. Viene prima lui, lo capisco dai gemiti. A me manca poco. Mi prende la testa tra le mani, continuo  masturbarmi, ansima, ma capisco che fa finta adesso, lo fa per far venire in fretta anche me. Antoine mi sussurra due volte all’orecchio. A me sentire il mio nome storpiato non fa sesso. Rido. Poi mi concentro e vengo. C’è poco da ridere. Mi rivesto in fretta, esco barcollando con la cintura ancora slacciata. Un sms di Dado. Mi chiede dove sono. Non lo so nemmeno io.

Ma di cosa hai paura che ti guardi in giro? mi domandi. Non ho paura, ma pensa che figura di merda se ci vedono! Ma chettenefrega, concludi. Porti il tuo palmo caldo sulla mia guancia, starei così tutta la notte. Sdraiato sul lettino con te in spiaggia di notte, a guardare le stelle. Che bel cielo. Profumo di mare. Provo a contarle ma non te lo dico, fa troppo film di Moccia. Accoccolati. Sto bene. Tanto. E mi domando perchè ti ho fatto scappare un paio di mesi fa. Perchè quando arrivo a star bene mando tutto a puttane. Per paura di essere finalmente felice. Il mio dannare è uno stato di maggiore interesse. Essere sempre sull’orlo di perdermi regala scariche di adrenalina che se non mi uccidono mi condurranno alla pazzia. Tra qualche anno. Probabilmente. Devo scappare da tutto questo, fuggire dalla parte negativa di me stesso, che non si deve sdoppiare, non si deve impossessare della mia ragione. Devo farlo da solo, poi tornerò a prenderti. Spero di farlo presto. E tra il vento caldo che ci accarezza ci diamo un bacio dolce. E restiamo a lungo così. Sul lettino incustodito di una spiaggia privata, di notte, con la mia paura di essere scoperti.

E di dover correre via. Fino a quando si perde il fiato.

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Una risposta a “Qualcosa da riconoscere

  1. Ciao!
    Scrivi molto bene, complimenti!

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