Fai un altro Sorso

Sabato sono stato da Simone a trovarlo in negozio. Mi ha dato appuntamento alle 17.30 e sono arrivato puntuale, il tempo di finire i capelli a una cliente e mi ha accolto. Ha chiuso il negozio e siamo scesi giù nel rifugio. Erano mesi che non ci tornavo, mi si è stretto il cuore a vederlo; ho respirato a pieni polmoni per non perdere manco un odore, per godermi il momento. Poi abbiamo parlato seduti sul divano con le lenzuola nere. Come le ricordavo.

E lui si è messo a piangere. Crollato. Fragile in quelle lacrime che asciugavo coi polpastrelli e con abbracci stretti.

Non ho niente che mi dà serenità in questi giorni, ormai sto facendo “serata” tutte le notti. Fino al mattino alle 7 col piattino che gira, non sto andando per niente bene. E poi ti penso e ti ho pensato tanto, mi chiedo sempre se ho fatto la cosa giusta a finire con te, mi manchi e ho fatto una cazzata questa estate. Mi manchi. Mi dice lui.

Non ho pensato a Anthony-il-ballerino-hip-hop con cui sono stato bene qualche sera prima, non ho pensato a nulla, mi sono tuffato di nuovo in quelle braccia che non aspettavano altro che me. Io non aspettavo altro che loro. Mi sono tuffato in quelle labbra che mi hanno avvolto, che mi hanno fatto perdere i sensi, i suoi baci sono l’arma più potente che conosca. Sono tutto il mio Essere, che perde ogni controllo, che viene annullato in una frazione di secondo. Simone ha un potere su di me devastante, mi imbarazza una cosa così totale. E ci spogliamo per fare l’Amore ma è già passata un’ora e mezza tra baci dolcissimi e parole. E’ arrivata una cliente. Torna su di corsa e io resto lì accoccolato nei pensieri e nella gioia. Felice. Tremante ma felice. Poi torno a casa. E l’ho rivisto domenica sera.

Arrivo a casa del suo amico a Monza, Simone era lì, aspetto fuori. So già perchè non mi ha fatto salire, la mia presenza avrebbe rovinato il loro gioco malsano. Io sono fuori dal gruppo. Esce in fretta, bello come il Sole. Bello come un Dio malvagio. Ma è tenero. Mi dice

Non hai problemi di orario, spero. Voglio fare una cosa con te. E io mi sono sparato un film pensando magari vuole andare e tornare in nottata al mare. Soli io e lui. Ho pensato a questo, giuro.

Andiamo a ballare mi dice. Io sono contento uguale, lui decide e io dico . Con Lui domenica sarei andato ovunque. Arriviamo in discoteca, sala house che con Dado non ci andiamo mai, non fa impazzire nessuno dei 2. Balliamo e beviamo. Mi passa una sigaretta, io che non fumo. Ne arrivo a fumare 7 domenica sera. Arrivo a bere troppo. Non sono più io, ballo, conosco alcuni suoi amici con occhi strani, pupille dilatate. Sono gentili. Ci invitano a un after settimana prossima (festa che inizia alle 11.30 del mattino per finire alle 05.30 del mattino dopo). Simone dice ci andiamo insieme io e te Amo. 

Io ballo ma ho sempre Simone come punto di riferimento, non mi lascia da solo un attimo. Ride ed è contento di me, mi bacia

Ricominciamo da zero, però mi piace così, sei meno rompipalle, mi dice. Lui vuole un amico, un fidanzato, un complice, io sto facendo le sue stesse cose, andiamo anche a chiuderci in bagno per pisciare insieme. Mi bacia. Lo adoro. Lui ed io. Sempre insieme, sempre d’accordo. Poi i bicchieri passano dalle mani di uno a quelle dell’altro. Io bevo sempre e solo da Simone, che però non beve sempre e solo da me. Finisco a bere da un bicchiere che mi passa Lui. Ma che non è suo.

E ancora serata, ancora tutti amici, tutta gente che non conosco e che mi abbraccia come se fossi un fratello. Io che in generale odio chi si prende subito confidenza. Ragazze. Ragazzi. Simone mi presenta a tutti. E’ fiero di me. Di avermi nel suo mondo. Torniamo, guida lui. Io ubriaco, appoggiato con la guancia sul sedile. Mi dice abbiamo bevuto anche dal bicchiere di Marco e non sapevo che ci avesse sciolto due zuccherini, dice che non lo sapeva neanche lui. Voglio credergli, anche lui era ignaro di questo. Lui però non li ha chiamati zuccherini, li ha chiamati nel modo giusto. Apro gli occhi. Mi dico Anthony cosa cazzo stai facendo? Tu non sei così.

Accosta ogni tanto e ci baciamo, è commosso ed è felice. Perchè mi sono divertito con lui e non sono il rompicazzo di qualche mese fa.

 Arrivo al lavoro la mattina dopo in una condizione pietosa, ancora mezzo ubriaco e con la stessa maglietta della sera prima. 

Ma si è rotto qualcosa. Quando a 18 anni pensi che farla finita sia una delle possibili soluzioni, anche se dopo superi tutto ti restano dei tatuaggi, delle macchie indelebili che si chiamano istinto di sopravvivenza. Ce l’abbiamo tutti, ma chi ha scambiato un paio di sguardi con la morte ce l’ha più accentuato degli altri.

Io Amo Simone. Gliel’ho detto al telefono quando l’ho chiamato ieri sera. Un Ti amo che mi è scappato rapido, ma che penso davvero perchè l’ho ripetuto. Ma gli ho anche detto siamo in due mondi diversi, non possiamo ricominciare perchè io ti vorrei portare fuori da lì, tu mi stai trascinando dentro. Ti amo, ma è meglio così. Piange ancora al telefono. Mi dice rispetto la tua decisione. Piange. Io pure ma lo faccio quando chiudo la chiamata.

Ho avuto davvero paura. Ne ho ancora perchè è stato difficilissimo. Mi manca da perdere ogni forma di ragione. Ma voglio sopravvivere e devo scappare. Se lui si fa sentire, se mi chiama, se mi chiede di vederci, se mi chiede di parlare. Non saprei dire No. Ne sono certo.

E’ qui che ho ancora più paura.

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