Michael

Che dire…di novità ce ne sono state. Di quelle che non mi aspettavo manco io, di quelle che un attimo spiazzano. Dopo venerdì la settimana è trascorsa tranquilla fino a giovedì. Fino a quando ho rivisto Michael-spalle-larghe-ma-non-ricordo-il-viso.

E sono cambiate un paio di cose. Giusto un paio.

Ci siamo sentiti tutta settimana, abbiamo progettato il “giovedì sera” come nostro primo appuntamento, con molta cautela aggiungo. Lo ripetevo costantemente.

Michael non correre, dobbiamo vedere come va giovedì prima di progettare altre uscite.

Lui rideva. Io ero serio. Stefano mi ha cambiato la vita, Stefano mi ha devastato dentro come nessun altro, Stefano mi ha insegnato che correre può significare Bruciarsi. E le cicatrici delle ustioni mi ricordano che è meglio andare molto piano.

Comunque.

Ci siamo trovati giovedì sera, solito posto che dico a tutti quelli che rivedo-dopo-la-conoscenza-nel-locale. Andiamo in un pub, e passo veramente una bella serata. Mi trovo bene a chiacchierare con lui. Tanto. Era un appuntamento in sospeso, un appuntamento-verifica come li chiamo io. E Michael la verifica la passa a pieni voti.

Poi usciamo, poi salgo sulla sua macchina e si volta sui sedili posteriori. Mi dà una rosa. Scusa ma i girasoli erano finiti mi dice.

Allora: si ricordava che i girasoli sono i miei fiori preferiti, la rosa al primo (secondo?) appuntamento mi spiazza e non poco, leggo il biglietto. Sopra c’è scritto:

Da leggere dopo le 24

e ora che è passata la mezzanotte che facciamo? A me andrebbe di rivederti.

Imbarazzo e tanti punti conquistati. Non so che dire e che fare. Poi. Poi ci vediamo domenica a casa sua, pizza con le sue amiche e chiacchiere. Una cosa che non facevo da tempo. Tanto tempo. La mia discoteca gay apriva l’estivo. Non sono andato. Incredibile ma vero. E sono contento così. Le sue amiche alle 22.12 se ne vanno. Restiamo io e lui, a coccolarci sul divano. Mi spoglio e spoglio anche lui. Restiamo in mutande abbracciati e con tanta voglia. L’uomo è animale e si sa. Ma noi restiamo così senza togliercele, ci accarezziamo un pochino, in modo casto. Non una sega. Neanche una.

Ancora accoccolati. Io tra quelle spalle laghe ci starei ore ed ore. Poi si fa tardi, poi vado a casa, poi mi scrive durante la giornata messaggi semplici, di quelli che piacciono a me. Costanti e semplici. Un “ti penso” ogni tanto.

Stasera cinema insieme. La cosa sta predendo forma. Ma le cicatrici ci sono. Piano piano. Devo andare il più piano possibile.

Altrimenti son dolori.

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2 risposte a “Michael

  1. che tenero che è stato, quella cosa della rosa poi è stata stupenda *_____* in bocca al lupo 😉

  2. Uffa per parlare di me e dei mie soliti scleri editoriali non ti ho fatto aprire bocca. Per fortuna c’è il blog…. *____* le cicatrici lasciale stare. Vivi in pieno questa storia, sennò… ‘dopo’ potresti pentirti di non averlo fatto

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