In Motel

2660044387_0f285acdc6_mIo mi do delle regole. Regole morali o come cazzo si vogliono chiamare. Non sono regole assolute, non sono i 10 comandamenti. Sono dei princìpi da seguire in linea generale.

Ieri sono passato a prendere Giuseppe-il-Ragazzetto alle 21.30. Sono salito a casa sua, stava finendo di vestirsi e gironzolava tra la camera e il bagno in accappatoio ancora tutto gocciolante.

E’ bellissimo. A me piace un sacco perchè è diverso da tutto quello che ho incontrato, è diverso nel senso buono del termine, nel senso assoluto di una cosa. Usciamo. La serata l’avevo già organizzata e “l’ho rapito”.

Destinazione motel. Sì, proprio il motel dove andavo con Stefano. Camera 37. Consegno i documenti e parcheggio il mio bolide. Entriamo. Lui era stupito, contento, emozionato. Sì, ha usato il termine emozionato mentre mi abbracciava con gli occhi lucidi. Io non pensavo a un cazzo. Non mi davo spiegazioni sul mio stato d’animo perchè non ne volevo. Stavo bene così. A fanculo le regole.

Ci spogliamo, finiamo sul letto e proviamo a far l’amore. L’Amore completo, quello che finora ho fatto solo con Vincenzo e Stefano dopo mesi di attesa. Ma volevo farlo anche con lui. Non era voglia di scopare, quella è diversa e la so riconoscere. Era altro. Cosa non lo so. Altro. Tra il bianco e il nero c’è il grigio. E tanto altro.

Non ci riusciamo. A me i preservativi non piacciono molto (comunque li uso sempre) e anche se il desiderio è tanto il mio corpo non risponde. Ci abbracciamo, ci accarezziamo. Giuseppe-il-Ragazzetto ha molta più esperienza di me, ci coccoliamo. E il mio cuore batte forte. Riproviamo. Ha un corpo stupendo, ho paura di fargli male. Entro nel modo più delicato che posso. Entro dentro di lui. Dentro a quel corpo magnifico, in quella pelle perfetta, in quel calore che mi fa godere corpo e mente.

Veniamo insieme. Quasi. E’ stanchissimo e io anche. Ci accoccoliamo uno affianco all’altro. Sono contento. Si addormenta, passerei tutta la notte a guardarlo. Mi libero dalla sua presa e scendo dal letto provando a non far rumore. Si sveglia.

Scusa non volevo svegliarti. Vado a farmi la doccia. Tu dormi.

Lo bacio con dolcezza. Sorride. Mentre il getto tiepido mi accarezza il collo guardo il vetro del box-doccia. Quello dove un paio di mesi fa ho scritto Stefano circondato col cuore. La scritta non c’è più. Piango. Non per Stefano, di questo sono sicuro. Per qualcosa di più grande. Forse di più pericoloso. Ma le lacrime si mescolano all’acqua e aspetto. Mi asciugo. Torno a letto con Giuseppe. Dorme. Si sveglia. Facciamo l’Amore ancora. Bello come prima. Se non di più. Io vengo prima e anche se per me il post-coito è generalemente traumatico, continuo ad accarezzarlo per farlo venire. Lo voglio. Lo voglio. Lo voglio.

Poi il nulla. Si lava, sembra più freddo. Sì. Dice che è stanco. Ci vestiamo. Consegno le chiavi in reception. Pago io anche se sono sempre senza lavoro. Ma insisto per pagare tutto io. Ci tengo troppo perchè ho passato una serata spettacolare.

Sotto tanti punti di vista. Il ritorno in macchina è silenzioso da far venire i brividi. Io gli parlerei per ore, io gli terrei la mano per tutta la durata del ritorno. Ma non oso farlo.

Ci sentiamo domani. Mi dice. Annuisco. Scende dalla macchina e si gira, mi manda un bacio.

Oggi ci siamo sentiti pochissimo. Molto poco. SMS di circostanza. Dopo aver goduto insieme la seconda volta è cambiato un sacco. Subito dopo.

Un distacco pauroso. Io non penso a niente.

E Ho solo tanto freddo.

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5 risposte a “In Motel

  1. Ehm… Giuseppe detto ragazzetto (che se fosse di Roma chiameresti pischello) se la sta facendo già sotto. Fiuto il panico da qui. Non vorrei essere brusca ma questa la percepisco come storia di passaggio. Vedremo se ho ragione.

  2. Forse ha solo un periodo refrattario molto lungo.
    Forse la spiegazione è in quel “ragazzetto”, non troppo soprannome, forse.
    Forse la verità è che loro non rimangono mai.
    Forse interrompere la solitudine improvvisamente amplifica le aspettative. Dato che, da quel che leggo da un po’, hai un animo simile al mio, da “tenergli la mano per ore”, hai solo sperato troppo.
    Forse, forse.

  3. Ho passato tutto ieri immerso nei “forse”
    stasera alle 22 passo a prenderlo sotto casa a parliamo un po’…almeno per capire il cambiamento…

  4. Ed io ti leggo e mi fa male l’anima per te.
    Stai attento ragazzo.

  5. starò attento sì…mi sento anestetizzato…spero non passi troppo in fretta l’effetto dell’anestesia.
    ti bacio.

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